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18
Ago

Mistero svelato: Fosco Maraini e Tucci non si sopportavano perché...

Pema (c) tibet.itE’ noto che Maraini e Tucci non si sopportassero. La causa? Per anni è stato detto che ci fossero motivi letterari, poi Fosco stesso ha detto che era in parte dovuto alla lotta per conquistarsi il cuore della bella principessa del Gangtok, Pema Chöki Namgyal (nella foto a sinistra).
Ma io so il vero perchè gliel’ho chiesto, l’ho sentito e registrato con la cinepresa, e ho visto anche come me lo ha detto, con che voce, con che occhi.

Maraini ha scritto nel 1951 in Segreto Tibet, il suo libro più famoso, che Tucci fu l’unico fra tutti i partecipanti della spedizione del 1948 a fingersi buddhista, per avere il permesso di entrare a Lhasa da solo. In effetti, ci andò col suo medico Regolo Moise e un fotografo, Pietro Mele, lasciandosi indietro il resto della carovana e l’assistente fotografo Fosco Maraini, che era il vero fotografo. Di Mele, pur ottimo fotografo, Maraini ha detto che fosse stato portato perchè aveva in parte finanziato la spedizione.

Non mi stupirebbe se Tucci lo avesse fatto, per avere un tornaconto di questo genere, anche se al Buddhismo si avvicinò davvero — quel Buddhismo, come scrisse in seguito, dove ognuno è libero e rende conto solo alla propria coscienza.

Nel 1952 Heinrich Harrer scrisse in Sieben Jahre in Tibet: mein Leben am Hofe des Dalai Lama (Sette anni in Tibet: la mia vita alla corte del Dalai Lama) che Tucci aveva chiesto il permesso di entrare nella capitale solo per sé, lasciandosi dietro il resto della spedizione. In entrambi i casi, Tucci avrebbe ingannato qualcuno: o i tibetani oppure i compagni di spedizione.

Anche io ho raccolto una testimonianza, anche se non citerò il nome di chi me l’€™ha riferita perchè non abbia noie da chi vuole “santificare Tucci”, attribuendogli dei parametri morali e umani che non ebbe, quando si trattava di ricerca, o, semplicemente, da chi vuole omettere certi suoi peccatucci. Un vecchio monaco che ora abita a Dharamsala, che un tempo viveva nella corte del Dalai Lama a Potala, ha detto a questo studioso di mia conoscenza, persona seria, affidabile e senza motivo alcuno di mentire, di essere stato presente quando il Dalai Lama, che al tempo aveva 13 anni, firmava i permessi per entrare a Lhasa per tutti i membri della spedizione del 1948: quindi, Tucci avrebbe escluso intenzionalmente i suoi compagni.

Ma perché Tucci volle entrare a Lhasa da solo? Perchè disse che solo pochissimi erano stati in Tibet prima di lui, e non era vero? Per uno scienziato, entrare per primo in una città €œproibita, chiusa agli stranieri, significava scoprire e raccontare le cose per primo. È come scoprire per un medico ricercatore scoprire un vaccino: fama, onori e soldi. E non si è mai sentito che dica che il merito è stato del team di scienziati che hanno collaborato colui: il merito è tutto suo.

Tucci aveva assolutamente bisogno di finanziamenti per compiere le sue grandiose spedizioni, che negli anni Cinquanta, con l’occupazione del Tibet da parte della Cina, si volsero alla scoperta del Nepal occidentale.

Così Tucci escluse gli altri: non si faceva questo tipo di scrupoli, se era la sete di arrivare e scoprire che lo spingeva, non diversamente da uno scienziato che si chiuda in laboratorio giorno e notte per scoprire da solo anche un unico elemento utile per la scoperta del vaccino, o un’€™artista che lavori come un forsennato per creare e allestire mostre personali con elementi stilistici nuovi. Come uno scienziato, come un grande artista.

La smania pittorica di Picasso e il rapporto che aveva con le donne — amate, fissate sulla tela e gettate, come disse sua moglie Olga — non erano cosìdiversi dalla sete di Tucci di scoprire e acquisire prodotti culturali e rielaborarli, fissarli sulla pagina, produrre cultura, mettere insieme biblioteche e collezioni d’arte; a tal fine, il suo prossimo non era che uno strumento.

Tucci fu un grande nel suo ramo, un genio ricercatore, come Picasso fu un genio artista: e l’etica della ricerca non è sempre coincidente con l’etica umana. Come l’etica dell’arte non è etica.
Anzi, spesso l’etica della ricerca non è neanche umana.

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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