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15
Ott

Subhas Chandra Bose da Mussolini con Tucci

Mussolini, ovviamente, aveva in grande antipatia l’Impero Britannico (questo è il sito più completo sull’Impero), che controllava gran parte dell’Asia con la Compagnia delle Indie Orientali o comandava direttamente come in India. Voleva essere lui a capo del suo impero, quello fascista! Nutriva, quindi, una simpatia non del tutto disinteressata per i musulmani d’India e una bella antipatia per i loro antagonisti storici, i grandi latifondisti induisti, vicini ai britannici.

Nei primi anni dopo la “Marcia su Roma” del 28 ottobre 1922 fu attratto dalle figure che potevano dare lustro all’immagine dell’Italia all’estero e che potevano, perché no, fare pubblicità alla sua idea di espandersi colonialmente in India o, almeno, penetrare commercialmente in Asia: Mohandas Karamchand Gandhi, Pandit Nehru, Rabindranath Tagore e Subhas Chandra Bose.

Infatti, nel 1931 Gandhi venne in Italia e il 12 dicembre ebbe a Palazzo Venezia un incontro di circa venti minuti con Mussolini. Di Tagore e del suo amore per l’Italia fascista e la sua ammirazione e gratitudine Mussolini ho già cominciato a parlare. Ambedue i post su Gandhi e Tagore sono della serie storica L’Asia, il Nazismo e il Fascismo di Orientalia4all.net, il mio blog di “orientalismo per tutti”, specie contemporaneo, condito da qualche commento di attualità. Su Pandit Nehru (1889-1964), il Padre della Patria che divenne il primo Primo Ministro dell’India indipendente (dal 15 agosto 1947 al 27 maggio 1964) ma rifiutò di incontrarsi con Mussolini, parlerò nella stessa serie.

Un altro personaggio, il più importante e più famoso oltre a Tagore, Gandhi e Nehru, considerato un vero e proprio eroe in Bengala ma fino a poco tempo fa tacciato di “fascismo” in Italia, fu cooptato da Mussolini: Subhas Chandra Bose (1897-1945?). Netaji, come venne chiamato, fu il più radicale fra i leader nazionalisti del movimento indiano per l’indipendenza. Predicò in politica il Samyavada, la sintesi fra Comunismo e Fascismo come portatori di alcuni caratteri comuni — certamente, nella forma del Comunismo totalitario che si realizzava al tempo in Russia. Ma il concetto del Samyavada, chiamato in filosofia Saṃyoga, non era nuovo e dettato dal “più spregiudicato e radicale tra essi [= i leaders del movimento per l’indipendenza nazionale indiana], assertore di una sintesi fra fascismo e comunismo”, come ha scritto De Felice: è un’idea comunissima di tutto il pensiero indiano, che vede gli estremi sempre riconciliati in un carattere universale comune.

Gli ideali di Netaji si dovevano realizzare con l’azione armata militante; Gandhi si oppose a questa ideologia perché era in diretto conflitto con la sua politica di lotta basata resistenza non-violenta. Subhas per un certo periodo fu Segretario del Partito del Congresso, di cui rappresentava l’ala armata militante, e Sindaco di Calcutta; fu considerato pericoloso dagli inglesi, che dal 1924 al 1927 lo tennero in prigione senza accuse. Fu rilasciato per il suo stato di salute precario e nel 1927 fu eletto presidente del Comitato del Congresso del Bengala. Nel 1930 fu di nuovo arrestato; nel 1931 il divario fra Gandhi e Bose si cristallizzò, perché quest’ultimo pensava che Gandhi avesse nuociuto al movimento per la liberazione totale dell’India senza condizioni, credendo nella negoziazione della libertà con gli inglesi. Nel frattempo, Bose fu di nuovo arrestato e, per paura di insurrezioni popolari, fu trasferito di prigione in prigione. Ma la sua salute deteriorò, gli fu diagnosticata la tubercolosi e gli fu raccomandato di andare in Svizzera.

Subhas capì che la sua lotta poteva essere anche più efficace all’estero e nel febbraio 1933 partì per l’Europa, in cerca di contatti sia con i gruppi di giovani indiani all’estero, sia e soprattutto con gli intellettuali e i politici considerati più sensibili alla causa dell’indipendenza indiana. Venne in Italia e il 28 dicembre 1933 fu ricevuto da Achille Storace (curiosamente chiamato Starace in Wikipedia) e il 6 gennaio 1934 da Mussolini. Nel suo soggiorno romano, studiò “un po’ del Partito Fascista e di come stava lavorando in cooperazione col governo per l’avanzamento della nazione, come scrisse nel 1935 al suo amico, l’indologo Kalidas Nag. Da lì e fino al 1936 ebbe quattro incontri con Mussolini. Ma chi fece conoscere Subhas a Mussolini? Non è improbabile che il tramite fosse proprio Nag, col quale Bose aveva iniziato una specie di collaborazione politica a distanza.

Benché dopo l’episodio del “ripudio” del Fascismo da parte di Tagore Nag avesse interrotto per qualche anno i rapporti con gli amici, gli orientalisti Formichi, Belloni-Filippi, che aveva conosciuto tramite il primo, e Tucci, quest’ultimo, da bravo politico che era, non si alienò mai l’amicizia con Nag. Fu forse tramite lui che Tucci conobbe Netaji. È indubbio che fu Tucci che accompagnò Netaji in una delle sue visite dal Duce e, in seguito, lui stesso scrisse che lui e Bose erano amici:

Egli [= Puran Singh] è stato l’aiutante del Netaji Subhas Chandra Bose che gli indiani, specie nel Bengala, salutano come uno dei maggiori autori della loro indipendenza, scomparso in un incidente di volo in Birmania, mentre era al comando delle truppe indiane che combattevano contro l’Inghilterra a fianco dei Giapponesi. E’ molto sorpreso di sapere che io fossi amico del grande patriota bengalico [...]

Così scrisse Tucci in Tra giungle e pagode, pubblicato a Roma nel 1953, racconto della sua prima grande spedizione del 1952 nel Nepal occidentale.

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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