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20
Dic

Giuseppe Tucci, Macerata e l'Oriente

Comune di Montedinove (c)E’ stato appena pubblicato su Identit@’ Sibillina. Arte cultura e ambiente fra Marche e Umbria, una bella rivista di carta patinata con articoli dedicati alla cultura della regione dei Monti Sibillini, un mio articolo sul Maestro.

L’articolo si intitola “Un grande maceratese che andò lontano: Giuseppe Tucci, le Marche e l’Oriente” ed è una biografia di Tucci che mette in rilievo come, al pari di tanti suoi conterranei — come il famoso gesuita padre Matteo Ricci, ancora adesso celebrato in Cina, o i cappuccini padre Giovanni Francesco da Camerino, o padre Giuseppe da Ascoli Piceno, o altri ancora — sia partito da Macerata per andare verso est, verso paesi allora sconosciuti, e come le Marche, affacciate ad Oriente, siano state un trampolino per i grandi viaggi e i grandi balzi culturali di scienziati curiosi e sognatori e arditi evangelizzatori.

Dopo un ampio cerchio che lo aveva portato lontano, ad esplorare i luoghi più inaccessibili dell’Asia, Tucci dalle Marche era partito e a queste, idealmente, verso il finire della sua lunga vita si rifece, come se lui stesso rappresentasse un ideale punto di collegamento fra questa terra e le terre d’Oriente. Disse in un discorso che tenne ad Ancona negli anni ’60:

Come potete spiegare che proprio nelle nostre Marche e soprattutto nella nostra provincia maceratese sia nato il maggior numero dei pochi orientalisti italiani, anzi, quelli che penetrarono nelle regioni più inaccessibili dell’Asia? Pensate: Matteo Ricci da Macerata apre la strada della Cina ed una impossibile missione francescana resiste a Lhasa in Tibet dal 1703 al 1745: ne fanno parte Giovanni Francesco da Camerino, Domenico da Fano, Giovanni da Fano, Gregorio da Lapedona, Giovanni Francesco da Lapedona, Orazio da Pennabilli, autore del primo dizionario tibetano, Cassiano Beligatti da Macerata, autore di una fondamentale grammatica tibetana, Tranquillo da Apecchio, Costantino da Loro, Floriano da Jesi. È come se , per arcane simpatie operose nella levità dell’etere o vibranti nel mondo degli spiriti, certi figli di questa terra dolcissima abbiano risposto al richiamo di remote civiltà; o sarà stato, come direbbero in india, impensato ritorno ad una patria lontana, perduta e ritrovata nel tortuoso cammino del continuo morire e rinascere.
Questa simpatia inspiegabile fra la Marca e l’Oriente, anticipata nei viaggi di Ciriaco d’Ancona e divenuta inconsapevole risonanza di pensiero nel solitario poeta di Recanati che, rotto il velo della Maya, ebbe il doglioso privilegio di scoprire sotto l’inganno della vita l’infinità vanità del tutto, fruttificò per i secoli nell’apostolato di Matteo Ricci.

I Monti Sibillini, con lo stupendo Parco nazionale, sono quei “monti azzurri” che Leopardi contemplava da Recanati e che sognava di varcare verso “arcani monti” e “arcane felicità”. La rivista e l’associazione culturale omonima prendono il nome da questi.

Rocce calcaree, pascoli e alberi di faggio colorano le vette oltre i 2000 m.: la Priora (m. 2332), Monte Bove (m. 2169), il Vettore (m. 2476), Quarto S. Lorenzo (m. 2247), lo Scoglio del Lago (m. 2448), l’Argentella (m. 2201), Palazzo Borghese (m. 2119), Monte Porche (m. 2233), Cima Vallelunga (m. 2221), Monte Berro (m. 2259), la Sibilla (m. 2173).

I Sibillini sono anche ricchi di flora, come la stella alpina dell’Appennino, e di fauna, come il lupo appenninico, l’aquila reale e la vipera dell’Orsini. Tra gli uccelli di passo il pievere, il tortolino e il frosone. Nei boschi di leccio, oriniello e roverella vivono lepri, volpi e caprioli. Vi sono anche numerosi invertebrati come il Chirocefalo del Marchesoni, che vive a 1950 m. nelle gelide acque del lago di Pilato. E poi lepri, volpi, caprioli…

I comuni dei Monti Sibillini sono 11. Nella foto ammirate il centro di uno di questi, il Comune di Montedinove, che conserva degli scavi funerari dei Piceni, un popolo autoctono presente prima dei Romani.

Insomma, avrete capito che le Marche sono una regione stupenda, fra monti e mare, e che sono ricche di storia e di preistoria.

Identit@’ Sibillina. Arte cultura e ambiente fra Marche e Umbria è in italiano con traduzione inglese perché viene distribuita anche alla comunità sibillina che abita in Canada. Dico la verità, quando ho visto il mio articolo non ci potevo credere: corretto e senza refusi aggiunti, come talvolta succede in stampa, molto ben impaginato, corredato di foto stupende. E gli altri articoli non sono da meno: colti ma leggibili, vivaci e, anche, belli da vedere.

Il direttore editoriale della rivista è Francesco Orsolini, ironico e intraprendente Preside del Liceo Classico “F. Stelluti” di Fabriano, col quale chiacchierare è un piacere, che organizza nel suo liceo corsi di e-learning e seminari di Psicoanalisi e Educazione, come quello che si è tenuto il 21 ottobre scorso per la ricorrenza della nascita di Freud. Insomma, è uno che con la cultura non ci va leggero!

Unico neo: la rivista non si può comprare nelle librerie perchè chi la pubblica ritiene che basti distribuirla nelle Marche — scuole, enti e biblioteche — e in Canada, e che gli altri possono chiederla all’editore, che la invierà. Quindi, se volete leggerla dovete scrivere a

IDENTIT@’ SIBILLINA, via Capocastello, n°53
San Ginesio (MC)

oppure dovrete aspettare perché a giorni sarà messa online. Intanto, leggete gli articoli dei numeri precedenti, oppure leggete l’editoriale.

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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