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05
Mar

Vishvabharati, luogo libero e felice: Tucci è iniziato all'India

Shantiniketan (c) http://www.wb.nic.in/westbg/images/shantiniketan.jpgNel bellissimo paesaggio di Birbhum — nel Bengala occidentale, nel nord-est dell’India, fino a pochi anni fa arido ma “affascinante per il suo silenzio e la sua vastità”, come racconta Giuseppe Tucci — sorge l’università internazionale di Vishvabharati, fondata a Shantiniketan il 22 dicembre 1901 dall’educatore, poeta, drammaturgo, critico letterario, romanziere, pittore, musicista e Premio Nobel (1913) Rabindranath Tagore (1861-1941). Quella che vedete in alto è la foto di un edificio dell’università.

Tagore voleva essere conosciuto come educatore ma qui in Europa è conosciuto soprattutto come poeta:

Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.


Non so se potrà trovare
posto nella tua ghirlanda
ma onoralo con la carezza pietosa
della tua mano – e coglilo.

Temo che il giorno finisca
prima del mio risveglio
e passi l’ora dell’offerta.

Anche se il colore è pallido
e tenue è il suo profumo
serviti di questo fiore
finché c’è tempo – e coglilo.

Sotto gli alberi di Vishvabharati e sui suoi prati, nel suo teatro e nel suo tempio: questo fu il luogo d’elezione in cui Tucci fu iniziato all’India vera e viva. Vishvabharati fu il centro di cultura più originale e conosciuto dell’Asia del tempo e vi insegnarono o fecero visita molti personaggi famosi. Per questo, e per realizzare la sua politica asiatica, il Duce dette il suo benestare, il patrocinio e il sostegno economico perché lui e Formichi vi andassero come suoi portavoce e rappresentanti culturali del Fascismo. Mussolini aveva bisogno di consensi internazionali ed era molto vicino agli indipendentisti indiani, specie se musulmani: erano questi, e non i latifondisti induisti, che si opponevano, insieme alla massa della popolazione, al Governo britannico. Per la sua propaganda Mussolini si servì degli indiani famosi in tutto il mondo: Tagore, Gandhi, Subhas Chandra Bose. In realtà invitò a Roma anche Panditji, il Pandit Nehru (1889 – 1964), futuro primo Primo Ministro dell’India libera, ma lui rifiutò, temendo di essere strumentalizzato politicamente.

Formichi a Vishvabharati insegnò Sanscrito, Tucci fu Visiting Professor di Lingua e cultura italiana. Conoscendo già bene il cinese, collaborò forse anche alla cattedra di cinese o dette delle conferenze. Rimase a Vishvabharati per tutto l’anno accademico 1925-1926.

Vishvabharati nacque come scuola tradizionale sul modello delle antiche scuole induiste delle foreste, le tapovana. Le lezioni si tenevano all’aperto, fuori dalle quattro mura; nelle varie costruzioni maestri e discepoli si ritiravano per condividere gli studi, i pasti, la vita di ogni giorno, gli interminabili rituali e le discussioni filosofiche e letterarie, che erano vere e proprie sedute di discussioni che potevano durare notti e giorni, quasi ininterrottamente.

Discutere in India è un’arte. Sin dal medioevo sono stati riconosciuti due tipi di discussione fra studiosi, che sempre vedevano uno o più vincitori: quella che avveniva in una riunione pubblica, che spesso era sotto la protezione e il sostegno economico di un re, e quella fra due studiosi. Nel primo tipo il vincitore veniva onorato da tutti e premiato con uno scialle, qualche rupia e offerte di cibo in quantità.

Tagore, insieme a maestri venuto da tutta l’Asia e dall’Europa, insegnava ai ragazzi perlopiù all’aperto, sotto gli alberi del parco, come i guru tradizionali che insegnavano il Ṛgveda ai giovani brahmini. Come abbiamo visto, il Poeta aveva idee universalistiche. Concepì l’idea di un nuovo tipo di università che unisse il sapere e i metodi tradizionali indiani alle discipline occidentali, nel 1917, durante un suo tour negli Stati Uniti. A Santa Barbara, fra lunghe passeggiate sulla spiaggia e sedute di meditazione sotto i boschi di aranci, scrisse nei suoi appunti:

Ho in mente di fare di Shantiniketan il filo che unisce l’India e il mondo. […] Voglio fare di quel luogo un posto oltre i limiti della geografia e della natura.

Questo tipo di scuola, basata sulla libertà e sulla pace interiore, “freedom and ananda“, dette i suoi frutti. Fra i suoi allievi si contano il Primo Ministro dell’India Indira Gandhi (1917 – 1984), il famoso regista Satyajit Ray (1921 – 1992) e Amartya Sen (1933 -), Premio Nobel per l’Economia 1998. Durante la vita del fondatore, a cui abbiamo accennato come l’esponente più famoso del cosiddetto Rinascimento Bengalese, nel 1902 si associò all’insegnamento il brahmino Manoranjan Banerji, nel 1903 il poeta bengalese Satischandra Roy e, alla sua morte per vaiolo nel 1904, l’intellettuale Mohitchandra Sen; nel 1927 si aggiunsero un professore di cultura islamica e, via via, famosi intellettuali scelti fra i più svariati campi di studio. Nel 1923, grazie ai fondi che aveva donato Lady Ratan Tata, Tagore aveva dato inizio alla costruzione della “Ratan Kuthi”, una specie di pensione per studiosi e professori stranieri.
Molti famosi intellettuali e artisti del tempo soggiornarono a Ratan Kuthi, esponenti di arti marziali, poeti; così, come era nelle intenzioni del fondatore, la scuola era diventata un centro di cultura internazionale e divenne ben presto famosa anche al di fuori dell’ambito strettamente culturale. Si può dire che non vi fu personaggio di rilievo dell’Asia — intellettuale, artista, politico o scienziato che fosse — che non vi andasse.

Nel novembre 1921 il grande orientalista francese Sylvain Lévi lasciò Parigi, arrivò a Shri Lanka, attraversò l’India per prendere parte all’inaugurazione della scuola di Shantiniketan che avvenne il 22 dicembre e poi andò a Dakka, Calcutta e Benares. Da lì partì per il Nepal. Lévi, che precedette di diversi anni Tucci – andò tre volte in Nepal, le ultime due volte passando per Shantiniketan.

Nel 1905 pubblicò l’eccellente libro Le Nepal, che Tucci bollerà come incompleto perché trattava solo della Valle di Kathmandu e non del resto del paese. Aveva anche pubblicato alcune traduzioni di testi buddhisti dal sanscrito, paragonandoli dettagliatamente con la loro versione cinese e tibetana. Imparò questo da un maestro d’eccezione, il Buddhologo, scopritore di manoscritti e uomo politico Rahul Sankrityayan (1893 – 1963) che, in una lettera di risposta al Precettore Reale del Nepal Hem Raj del 1932 scrisse di aver insegnato lui stesso il metodo comparativo a Lévi.

Tucci a Vishvabharati, incontro d’Oriente e d’Occidente, di lingue, di metodi, di studi, imparò a parlare in sanscrito, cosa che gli tornò utile perché era la lingua franca dei pandit, perfezionò il tibetano, imparò il metodo della discussione filosofica, migliorò il bangla o bengali, la lingua del posto, e imparò l’hindi. Più di tutto, fece amicizia con Tagore e altri importanti intellettuali, cosa che gli tornò molto utile anche in seguito.

Ma lo vedremo la prossima volta.

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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