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15
Mar

Giuseppe Tucci e il suo amore per il Tibet

Tibetan protestI fatti di questi giorni, cominciati il 10 marzo con la Marcia del ritorno in Tibet, che è stata fermata dalla polizia indiana, e la rivolta dei tibetani nell’ex Tibet libero, ora Tibet Autonomous Region (TAR) della Cina, avrebbe smosso Tucci dalla sua ferma, ostinata decisione di non occuparsi di politica?

Lui amava profondamente il Paese delle nevi, dove tra il 1928 e il 1948 compì ben otto spedizioni, e a 72 anni si ritirò a vivere a San Polo dei Cavalieri, un paesino situato a 651 metri di altezza che fa parte del parco dei Monti Lucretili, vicino al monte roccioso della Morra, a circa 40 chilometri da Roma, proprio perché gli ricordava la terra che fra tutte più aveva amato, il Tibet. Scrisse ne La via dello Swat:

Anzi, per dire la verità, ad indicarmi la via dello Swat fu proprio il Tibet, che è stato il più grande amore della mia vita, e lo è tuttora, tanto più caldo, quanto più sembra difficile soddisfarlo con un nuovo incontro. In otto viaggi, ne ho percorso gran parte in lungo ed in largo, ho vissuto nei villaggi e nei monasteri, mi sono genuflesso dinanzi a maestri e immagini sacre, ho valicato insieme con i carovanieri monti e traversato deserti, vasti come il mare, ho discusso problemi di religione e filosofia con monaci sapienti e sempre ho trovato, lungo le piste stanche e pietrose, le tracce del Guru Rimpocé, il pugnace maestro Padmasambhava.

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