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29
Lug

Tucci chiede di entrare in Tibet

LhasaIl 13 aprile 1948 Tucci informò le autorità tibetane del suo arrivo e chiese il permesso di entrare nel paese con i compagni, queste risposero domandando la nazionalità. Infatti, solo i tibetani, i bhutanesi, i sikkimesi – cioè gli indiani – e i nepalesi potevano entrare e circolare liberamente nel Tibet senza passaporto. Il 24 aprile il Tibetan Foreign Bureau da Lhasa rispose:

Voi potete visitare il Tibet per un periodo di tre mesi perché voi siete un buddhista. Vi preghiamo di telegrafare il numero dei cavalli e delle bestie che richiedete per voi. Manderemo il lamyig [il lasciapassare] a Yatung, appena ricevuto il vostro telegramma. Riguardo ai vostri tre compagni, ci dispiace di confermarvi che siccome ci sono molte domande da parte di stranieri di visitare il Tibet che sono state respinte, è difficile per il nostro Governo di concedere loro il permesso. Pertanto informateli di ciò. (A Lhasa e oltre, 1950)

Il telegramma lasciò a Tucci «poche speranze», tuttavia tentò ancora con ogni mezzo di convincere il governo di Lhasa della necessità che lo seguisse almeno il dottore, Moise, senza il quale era rischioso avventurarsi per un viaggio che, al tempo, era difficile e rischioso, e uno dei suoi discepoli «che dalla visita dei luoghi santi avrebbe potuto trarre gran beneficio spirituale». Il «discepolo» sarà stato Mele, al quale era affidata la responsabilità del servizio e delle apparecchiature fotografiche.

Rimaneva escluso Fosco Maraini.

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