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14
Lug

Il sanscrito lingua franca di Giuseppe Tucci

SanscritoSempre a proposito di libri, Hem Raj, il nepali e la grammatica Candrika, Giuseppe Tucci, benché conoscesse abbastanza bene anche la lingua più parlata del Nepal, cioè il nepali, con Hem Raj non lo usava.

Con lui parlava solo e sempre in sanscrito e scriveva anche nella lingua degli dei, con le lettere dell’alfabeto devanagari non translitterate, come quelle che vedete nella foto a lato. Che poi sono le stesse lettere usate ancora oggi per alcune lingue moderne come l’hindi, il nepali e, lievemente modificate, il panjabi o gurmukhi, la lingua del Panjab.

Tucic infatti parlava il sanscrito fluentemente, tanto da sostenere discussioni filosofiche in questa lingua, e il grande pandit era stato educato in sanscrito, come tutte le persone colte del tempo (che conoscevano alla perfezione il sanscrito e, in India, il persiano). Il sanscrito era ed è tuttora la lingua franca dei pandit. Rivolgersi a lui in sanscrito voleva dire rispettarlo e farsi rispettare.

Oltre tutto, il sanscrito permetteva di usare frasi auliche e fiuorite, mentre il nepali, prima appunto della Candrika, era considerato solo una lingua parlata, popolare, benché vi fossero al tempo di Hem Raj grandi poeti che componevano in quella lingua. Rivolgersi a Hem Raj in sanscrito era anche uno sfoggio, da parte di Tucci, della sua cultura: era colto come un grande studioso occidentale e un pandit indiano o nepalese messi insieme!

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