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07
Ago

I nostri fratelli animali, II

Continuo da La Via dello Swat di Tucci:

Poi, questa avversione è stata corroborata dal Buddhismo, il quale comprende in un comune amore l’uomo e le bestie; con questa differenza tuttavia, che l’uomo bisogna considerarlo a parte, perchè, sempre più


consapevolmente, si è distaccato dalla natura e quindi da quel vibrare immenso di vita che essa suscita con la necessaria alternanza delle nascite e delle morti. Non dico, con questo, che l’uomo sia divenuto così poco sensibile da non apprezzare più l’incanto della natura, i poeti stanno a dimostrare il contrario; ma dico che, in questo caso, esso vede la natura soltanto attraverso se stesso, quindi come una persona, in un modo immediato e inesplicabile, ciascuno a sua maniera, con legami e reminiscenze particolari e associazioni uniche di cui egli vorrebbe, per mezzo dell’arte, che anche gli altri fossero partecipi.

Ma è già un’altra cosa; io mi sono trovato assai spesso in certi angoli di solitudine dove non si vedeva che cielo e verde, e correva per l’aria una musica fatta di mormorii e melodie misteriose e tuttavia non mi vedevo contemplante, cioè fuori di quell’armonia, ma tutt’uno con lei, una sua parte necessaria, e mi pareva d’essere albero od insetto, così come doveva accadere ai pittori cinesi che non rappresentavano né pianta né fiore senza essere diventati essi medesimi una cosa sola con la pianta o con il fiore. Ma quando la voce dell’uomo giungeva, per caso, da lontano, l’incanto era rotto, perchè l’uomo è uscito fuori da questa unità primordiale e da quello stupore.

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