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02
Mar

Il culto dei serpenti nell'Induismo

Abbiamo detto che nel giugno-ottobre 1933 Tucci e il capitano Eugenio Ghersi riuscirono a finire l’esplorazione della regione di Lahul, Spiti, ed entrarono nel Tibet occidentale. A metà strada verso il passo di Rohtang trovarono una tana di un serpente considerato sacro.

Il culto dei serpenti o naga, spiriti di natura mezza umana e mezza di serpente, è diffuso in buona parte dell’Asia meridionale. Śiva indossa un serpente come ornamento e il culto riveste molta importanza anche nella religione bon, l’antica religione del Tibet che ha preceduto il buddhismo. In India ai serpenti si offre del latte perché, padroni incontrastati dei campi e dei deserti, stiano alla larga dagli uomini e non li mordano.

In lingua kashmiri naga significa «sorgente» e i serpenti sono considerati le loro divinità tutelari e i primi abitanti della regione, che è piena di fiumi. Un largo numero di templi dedicati al culto dei naga fu costruito vicino alle sorgenti. Questi posti sono diventati grandi centri di pellegrinaggio e tuttora il nome di certe aree come Anantnag o Seshnag indica l’intima relazione fra la valle e la popolarità del culto del serpente. I quattro protettori celesti del Kashmir sono nāga e si trovano nei quattro punti cardinali.

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