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20
Feb

Lhasa e il Potala in vista!

Nella spedizione del 1948 Tucci ottene il permesso di entrare a Lhasa, la capitale del Tibet. Finalmente scorse il Potala, la sede religiosa e amministrativa del governo, che né il tempo né i cinesi hanno danneggiato:

Verso mezzogiorno passo sotto il Potala: più che un palazzo è un’altra collina che continua la roccia, asimmetrico e capriccioso come l’opera della natura, eppure costruito con una coerenza interna per cui ogni angolo ed ogni linea te li aspetti così come sono, onde hai l’apparenza della regolarità dove tutto è arbitrario.

È cresciuto con la pietra come un diamante attaccato alla matrice: rosso e bianco e il bianco incornicia il corpo centrale rosso e sopra uno scintillio di cupole e di pinnacoli d’oro. La carovana sfila sotto il Potala, si scompiglia e si sbanda alla vista di un elefante, regalo del Maharaja del Nepal, che sbuca improvviso e solenne, volge verso il fiume e si arresta nel Ghiavolinca, un parco ombroso di salici e pioppi. La città si spande a oriente del Potala, ma si ferma di fronte alla sabbia e al verdeggiare d’alberi che il fiume alimenta, e qualche volta anche travolge.

A metà del Seicento il Potala fu interamente rifatto e ornato di opere d’arte dal V Dalai Lama. Ai piedi di questo, verso oriente, a un’altitudine di circa 3650 metri sorge Lhasa con il tempio di Jokhang, al centro della città vecchia, che contiene opere d’arte di molte epoche diverse.

Il governo di Lhasa assegnò a Tucci il giovane Traring Namgyal, imparentato con il maharaja del Sikkim, un aristocratico di modi raffinati che parlava benissimo l’inglese.

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