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03
Dic

Mostra Tibet, tesori dal Tetto del mondo: botta e risposta con il curatore

Vista la richiesta di molti lettori, pubblico qui la risposta del dott. Màdaro, curatore della mostra Tibet, tesori dal tetto del mondo al mio post di prima – che mi è stata data sulla mia pagina personale di Facebook – e per intero la nostra conversazione.

Enjoy!

Adriano Màdaro: Ho letto il dotto commento della professoressa Garzilli in margine a un mio testo pubblicato nel sito della Mostra “Tibet, tesori dal Tetto del Mondo” (www.laviadellaseta.info) della quale sono il curatore. Premetto (anch’io) che non appartengo ad alcuna associazione o partito politico e amo (anch’io) la cultura sia cinese che tibetana. Aggiungo di avere avuto la fortuna di conoscere il professor Giuseppe Tucci nel lontano 1980 e di averne sempre ammirata la preziosa, e aggiungo eroica, testimonianza scientifico-letteraria di tibetologo di fama mondiale. Ho tanta e tale ammirazione per Tucci e per la sua opera (che ben conosco) da avergli dedicato un capitolo conclusivo nel catalogo della Mostra intitolato “Tucci, tibetologo di vocazione”. Sì, ero ovviamente a conoscenza del gesto di grande rispetto e responsabilità che il prof. Tucci fece nel 1973, quando rifiutò di incontrare il Dalai Lama venuto a Roma, e ciò per non urtare la suscettibilità del governo di Pechino. Tucci era uno che sapeva stare al mondo…
Quanto al professor Ballini sono io a stupirmi che la professoressa Garzilli lo ritenga men che niente, essendo stato un famoso indologo titolare di cattedra di sanscrito in tre fra le maggiori Università italiane (Roma, Padova, Milano) ed essendo uno degli autori della monumentale opera “Storia delle Religioni” pubblicata dalla Utet di Torino, con un saggio compendioso sulle religioni dell’India, Buddismo compreso (nota: scrivo Buddismo senza la “h” non certo per rispetto alle ordinanze fasciste degli anni Trenta, ma perché nella lingua italiana si può anche scegliere questa via semplificata).
Non intendo polemizzare con la professoressa Garzilli, della quale è universalmente nota la fama scientifica, ma mi preme precisare che sulla natura del Buddismo tantrico lamaista tibetano non tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto che esso rappresenti una presunta autentica eredità del Buddismo storico. Anzi, sono in molti a sostenere il contrario. E questo è un punto del contendere molto sensibile sul quale ritengo giusto vi sia libertà di coscienza…Il professor Tucci stesso, nei suoi scritti così profondi e magistrali, quando descrive il Lamaismo ne sottolinea l’originalità tutta sua particolare, con dichiarate radici profonde nella preesistente religione tibetana “Bön”, di natura assolutamente sciamanica, quindi animistico-magica.
Mi meraviglia infine che sia giunta alla professoressa Garzilli una menzogna tanto clamorosa quanto quella secondo la quale nel mio intervento di presentazione della Mostra io avrei detto che “Tucci e Maraini non contano come tibetologi”. Ma scherziamo? Ho affermato esattamente il contrario: che l’Italia può vantarsi di aver avuto due fra i massimi tibetologi del mondo, e che questo è un primato tutto nostro del quale andiamo fieri. Da dove ha desunto una simile notizia, gentile professoressa Garzilli?
E per finire: non ho intenzione di reincarnarmi (come prevede la professoressa Garzilli a causa della mia tragica ignoranza…) ma invito l’autrice de “L’esploratore del Duce” a venire a Treviso mia ospite per una visita alla Mostra e per un (almeno per me) gradito incontro dei nostri karma…

Adriano Màdaro
November 29 at 5:25pm · Like · Remove Preview
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Enrica Garzilli: Grazie della risposta e dell’invito. Sulla Utet hanno pubblicato studiosi che, in confronto a Tucci, sono stati dei novellini, e spesso per ragioni “politiche”. Per compiacere un direttore di collana, per esempio. Dovrebbe saperlo. Hanno pubblicato anche ottimi studiosi, per carità, ma nessuno come il gigante intellettuale che fu Tucci. Quanto alla notizia, riferita l’ho detto, che lei abbia detto che lui e Maraini non contarono niente, mi sono riservata il dubbio, dato che non c’ero. Ma a questo punto, dal tono della sua risposta, ho ormai pochi dubbi che lei abbia scelto ad hoc Ballini e un geografo per screditare il buddhismo tibetano. Avrebbe potuto e dovuto mettere nel suo articolo almeno un parere opposto di un tibetologo importante: Snellgrove, per esempio, Gene Smith, oppure qualcuno della scuola tedesca o quella russa. O un italiano/a contemporanei, ne abbiamo sa? E lei li dovrebbe conoscere meglio di me. O uno studioso contemporaneo straniero. Perché scegliere due nomi di cui uno senz’altro minore nello studio scientifico del Tibet – infatti lei giustamente dice che Ballini ha scritto “un saggio compendioso sulle religioni dell’India, Buddismo compreso”, ma sa bene che non ha mai tradotto e fatto l’esegesi di testi originali tibetani, mai tradotti prima, né certo ha applicato il metodo filologico di ricostruzione del testo basato sulle traduzioni in altre lingue, come ha fatto Tucci grazie alle sua eccellente conoscenza del tibetano letterario e parlato e del sanscrito, nonché del buddhismo cinese – , e perché scegliere un geografo (scelta quanto mai bizzarra)? I due ricordano i giudizi che fino a pochi anni fa davano gli studiosi del tantrismo induista come osceno, depravato, decadente se andava bene, degenerato, corrotto. Giudizi che sono stati totalmenti capovolti dagli studiosi di tantrismo privi di moralismi politici, ideologici e religiosi, cioè ormai il 100% degli studiosi. Studiosi di tantrismo, come John Dupuche, che mi pregio di aver pubblicato, che addirittura sono gesuiti! Lei mi dica ora, per favore, quale tibetologo contemporaneo importante, italiano o straniero, giudica il buddhismo Vajrayana come lo hanno giudicato Visintin e Ballini, che lei porta a sostegno delle sue tesi. Cordiali saluti
November 29 at 8:04pm · Edited · Like · 4
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Adriano Màdaro: Gentile Professoressa Garzilli, ho precisato che non intendo polemizzare con Lei né con altri su un tema che presenta legittimamente interpretazioni non univoche. E Le dirò di avere scelto “ad hoc” il professor Ballini perché la sua testimonianza non è sospetta di simpatie di parte essendo antecedente il 1949, anno in cui in Cina vanno al potere i comunisti e tutto cambia, da quella data in poi, nel mondo della tibetologia, fortemente influenzato da un dominante esasperato fattore politico. Fa eccezione, e Le do atto, il professor Tucci al quale (e solo a lui) ho dedicato un capitolo nel catalogo ufficiale della Mostra. Le assicuro che mi tengo a distanza dai coinvolgimenti “sentimentali” che noto sempre più determinanti nello stabilire le “virtù” di autorevolezza dei tibetologi moderni. Purtroppo la questione è sempre più ipotecata dalla dolorosa vicenda tibetana di questo ultimo mezzo secolo e dalle simpatie occidentali nei confronti del Dalai Lama.
Il Buddismo tantrico tibetano ha perciò riscosso, a partire dagli anni Cinquanta, una crescente rivalutazione a mio avviso impropria. Leggendo con attenzione gli scritti di Giuseppe Tucci, e ambientando la nostra mente all’epoca in cui furono scritti, per me è più che evidente il suo distacco da emozioni “fideistiche”, mentre è coinvolgente il suo afflato umano nei confronti del Tibet e della sua dichiarata originalità. È in questa originalità che io trovo la diversità dal Buddismo storico.
E poi, quanto agli studiosi del tantrismo del passato, i quali davano interpretazioni “moralistiche” di quelle pratiche religiose e di quei riti, non mi interessano granchè così come non mi dicono granchè quelli del presente che Lei cita doviziosamente. Ritengo il tema talmente aperto alle interpretazioni e alle diverse sensibilità che sarebbe oltretutto da presuntuosi ingabbiarlo in una “ricetta” univoca.
Discutiamone liberamente, gentile professoressa: accolgo volentieri le Sue tesi quale ulteriore contributo alla conoscenza di un tema tanto affascinante quanto contraddittorio. Infine mi permetta una osservazione su un Suo commento: Lei mi accusa di “screditare il Buddismo tibetano”, e non capisco perché usi quel verbo. A parte che con questa frase Lei dichiara la Sua simpatia per quel Buddismo (e quindi magari Le manca quel distacco che invece sarebbe necessario), io non ho mai inteso né intendo screditare un bel niente. Cerco semplicemente di tenere la mente sgombra da ipoteche e quindi guardo al Buddismo tibetano con assoluto distacco e non con il sentimento di chi lo condivide, lo apprezza, ne fa una bandiera o addirittura ne ha fatto la sua nuova fede.

Adriano Màdaro
Friday at 12:45pm · Like
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Enrica Garzilli: Grazie della risposta dott. Màdaro. Preciso che non seguo il buddhismo tibetano, benché lo abbia studiato e insegnato nell’ambito della Storia delle religioni dell’Asia. Comunque lei è padronissimo di non amare o altro il buddhismo tibetano o il buddhismo in genere, ci mancherebbe. Solo mi piacerebbe che non presentasse come giudizio storico e scientifico quello che di storico e scientifico ha ormai ben poco, o niente, appunto parlando di buddhismo. Mi sono permessa per questo di controbattere a livello, appunto, scientifico e storico. Comunque anche io non intendo polemizzare con lei e le auguro un buon proseguimento della mostra. Temo che rimarremo ognuno delle nostre idee, ma il rispetto reciproco deve rimanere. Cordiali saluti

Friday at 10:54pm via mobile · Edited · Like

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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