Il martirio volontario del sapere
Nel Tucci la miracolosa facilità di apprendere le lingue si associa con un temperamento scientifico di primissimo ordine, vale a dire con la sete, la passione del sapere, la quale rende l’uomo come invasato, ossessionato dall’unica idea d’imparare, ricercare, chiarire, e lo costringe a passare le ore del giorno e della notte fra i libri, le pergamene, le carte, i ruderi. Si tratta d’una specie di martirio volontario nel fondo del quale l’uomo trova una dolcezza che diventa la ragione stessa della sua esistenza.
Queste le parole con cui Carlo Formichi, parlando dell’«amico Tucci», ha dipinto il suo ex allievo e la vita che faceva lui svolgeva nell’università internazionale di Tagore in India, Vishvabharati.

