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"Millequattrocento pagine su Giuseppe Tucci" - recensione

Eurasia 1 marzo 2013L’avventura intellettuale e politica di Giuseppe Tucci viene ripercorsa con passione e con rigore scientifico dall’indologa Enrica Garzilli in due avvincenti volumi di circa millequattrocento pagine in totale, oltre duecento delle quali contengono una bibliografia completa delle opere del grande studioso, un elenco dei documenti più importanti citati o consultati per la stesura del libro (documenti d’archivio, lettere, carteggi, diari, articoli scientifici e giornalistici, atti congressuali, interviste, ecc.), un indice biografico dei nomi ecc.

Rivendicando con legittimo orgoglio il merito di aver pubblicato il primo libro su Giuseppe Tucci, “sui suoi rapporti con il fascismo e la politica di Mussolini in India e nelle regioni dell’Himalaya”, l’Autrice dichiara di aver voluto “cogliere gli svariati aspetti dell’uomo, sia pubblici sia privati”, nonostante le difficoltà che oggi impediscono di comprendere “la mentalità e l’etica di un uomo nato alla fine dell’Ottocento, che ha fatto carriera durante il ventennio fascista: quanto più semplice sarebbe stato osannarlo, come quasi tutti in Italia, pur senza conoscerne la storia, o condannarlo, come fanno gli studiosi d’oltreoceano; quanto più sbrigativo, e diminutivo, ideologizzare una vita così ricca e complessa come la sua”.

L’auspicio di Enrica Garzilli, che riteniamo pienamente fondato, è che questo studio possa ampliare lo stato della conoscenza delle relazioni tra l’Italia fascista e l’Oriente, “sviluppando una tesi del tutto nuova sulla reale visione politica di Mussolini verso l’Asia, che va ben oltre l’interesse verso l’India”.

Sarebbe però molto riduttivo considerare questa biografia di Giuseppe Tucci un semplice contributo alla storia della politica “asiatica” del fascismo, se non altro perché l’Autrice riferisce dell’attività che il grande studioso riuscì a svolgere in Italia ed in Asia anche nel periodo postbellico, nonostante fossero venute meno le favorevoli condizioni politiche di un tempo. Ciò fu possibile grazie alla lungimiranza di Giulio Andreotti, il quale, scrive la Garzilli, “capì perfettamente il valore scientifico delle missioni e il ritorno d’immagine che con esse ne aveva l’Italia” e sostenne Tucci in tutte le sue imprese, come dimostra il lungo carteggio fra i due uomini riportato nel secondo volume.

La biografia di Tucci si presenta perciò come uno spaccato di due epoche, nel quale vediamo muoversi intorno al protagonista personaggi quali Mussolini, Gentile, Rabindranath Tagore, Gandhi, ma anche pandit indiani e lama tibetani, pellegrini e lebbrosi, tedeschi della Ahnenerbe ed orientalisti italiani.

Questa è parte della recensione di Claudio Mutti apparsa il 1° marzo 2013 su Eurasia. Rivista di studi geopolitici. Da leggere tutta.

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