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09
Mag

Tucci e Andreotti, un'amicizia durata 37 anni

05_06_13_10_17_45_1_nazionaleEro da poco Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (1947–1948), quando conobbi il Professor Tucci e rimasi affascinato dall’entusiasmo con il quale presentava la spedizione scientifica nel Tibet come segno di continuità italiana nelle cose serie. Poco dopo uscì la magnifica pubblicazione sulla pittura tibetana, che fu un altro segno di ripresa qualitativa nel campo artistico e culturale (oltre che grafico).

Questo è uno stralcio del “Ricordo di Giuseppe Tucci” che Andreotti lesse in Senato il 28 giugno 1993.

Eccomi qui a parlare del loro lungo rapporto, di un’amicizia di cui non so disegnare i confini. Riassumerla nel penultimo capitolo del libro è stata un’impresa difficile, anche per il lunghissimo arco temporale che ricopre, quasi trentasette anni. Tucci era molto più anziano di lui – era nato nel 1894 mentre Andreotti nel 1919 – ma ne aveva bisogno; Andreotti, invece, non aveva bisogno di Tucci. La relazione era, quindi, sbilanciata. Si può parlare di vera amicizia?

Io credo che lo sia stata, almeno a giudicare dalla corrispondenza intercorsa fra loro e che riporto quasi integralmente; ma un’amicizia sui generis, molto prudente, perché Tucci al tempo era già una leggenda vivente e Andreotti un potente politico.

Certo è che già agli inizi del 1948 Andreotti finanziò la sua ottava e ultima spedizione tibetana, quella in cui raggiunse Lhasa e la oltrepassò verso est, e continuò ad aiutare e sostenere Tucci fino alla sua morte, nel 1984.

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