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Chi finanziava le spedizioni di Tucci in Tibet? Prassitele Piccinini e l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO)

Immagine Tucci Prassitele PiccininiTucci aveva bisogno di grandi risorse finanziarie per le sue costose spedizioni in Tibet. E benché avesse scritto che quella del 1935 fino al Kailasa sarebbe stata l’ultima missione, nel 1937 Tucci partì da Gangtok, la capitale del Sikkim, e visitando i monasteri più antichi lungo la via commerciale da Kalimpong a Lhasa raggiunse Gyantse e ritornò per la stessa strada.

Riportò lo studio del materiale trovato in Indo-Tibetica, IV: Gyantse e i suoi monasteri, in due volumi. Sulla spedizione del 1937 pubblicò, l’anno seguente, anche degli articoli divulgativi. Fosco Maraini lo accompagnò in qualità di fotografo di campo, e si basò su questo viaggio e sulla prima parte di quello del 1948 per il suo famoso libro Segreto Tibet. Ancora i loro rapporti erano ottimi.

La spedizione fu finanziata quasi per intero dal conte Prassitele Piccinini (che vedete nel ritratto), che aveva già largamente contribuito a quella del 1935. Il conte risiedeva a Milano ed era un grande benefattore dell’IsMEO, fondato nel 1933 a presieduto da Giovanni Gentile, e di Tucci in persona. Finanziò le spedizioni in Tibet del 1933, del 1935, del 1937 e del 1939, nonché pubblicazioni, conferenze, concorsi e premi straordinari. Piccinini finanziava anche la Sezione Lombarda dell’IsMEO, era docente universitario di Farmacologia e in seguito istituì presso l’Ospedale Maggiore di Milano due premi annui di 50.000 lire per gli studiosi di Storia della medicina. Cosa ancora più benemerita, aveva fatto costruire delle case popolari per i meno abbienti.

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