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Giuseppe Tucci fu davvero antisemita? Contro la deportazione in Germania di Ernst Bernhard

Berndt imagesIn questo giorno dedicato alla Shoah vorrei chiarire la posizione di Tucci rispetto alla questione della razza e il suo supposto antisemitismo, che tante polemiche ha scatenato nella comunità ebraica romana, sui media e a livello parlamentare, quando nel 2010 gli è stato intitolato uno slargo a Roma.

Il «Manifesto degli scienziati razzisti» o «Manifesto della Razza» fu pubblicato su Il Giornale d’Italia il 15 Luglio 1938. In seguito vennero dati i nomi di dieci scienziati che avrebbero «redatto o aderito» al documento. Uno di loro, il professore Nicola Pende, direttore dell’Istituto di Patologia speciale medica dell’Università di Roma, alcuni mesi dopo negò di aver dato la sua adesione.

Circola su Internet ed è stato ripreso da alcuni giornalisti un elenco delle personalità – tutti uomini – che si sarebbero schierati pubblicamente a favore del «Manifesto degli scienziati razzisti»: fra questi, Giorgio Almirante, Mario Appelius, Pietro Badoglio, Vittorio Beonio Brocchieri, Giorgio Bocca, Gino Boccasile, Giuseppe Bottai, Galeazzo Ciano, Arnaldo Cipolla, Julius Evola, Amintore Fanfani, Roberto Farinacci, Virginio Gayda, padre Agostino Gemelli, Giovanni Gentile, Giovannino Guareschi, il conte Antonio Marzotto Caotorta, Antonino Pagliaro, Alessandro Pavolini, Raffaele Pettazzoni, Giorgio Pini, Achille Starace, Massimo Scaligero. E Giuseppe Tucci.

La Dichiarazione sulla razza fu approvata dal Gran Consiglio del Fascismo il 6 ottobre 1938 e qualche giorno dopo venne pubblicata sul Foglio d’ordine del P. N. F. Con l’ultimo paragrafo il Gran Consiglio prese atto «con soddisfazione che il Ministro dell’Educazione Nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali Università del Regno».

Vittorio Emanuele III, su proposta del Duce, insieme ai ministri degli Affari Esteri, di Grazia e Giustizia, delle Finanze e delle Corporazioni, il 17 novembre dello stesso anno approvò il decreto legge n. 1728 con cui si stabilivano i «Provvedimenti per la difesa della razza italiana».

La discriminazione razziale avveniva sia a livello pubblico sia privato, in merito all’educazione da impartire ai bambini di genitori ebrei: bisognava estinguere il male da subito. Infine, con il regio decreto legge del 15 novembre 1938– XVII, n. 1779 erano state integrate e coordinate in un unico testo le norme già emanate per la difesa della razza nella scuola italiana. Norme molto pesanti che, fra l’altro, separavano i bambini di razza ebraica in sezioni speciali della scuola “nelle località in cui il numero non era inferiore ai dieci ragazzi” e proibivano agli adulti ebrei il conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza e l’appartenenza ad accademie, degli istituti e associazioni di scienze, lettere e arti.

L’anno seguente sarebbero state disciplinate anche le professioni che un ebreo poteva esercitare – fermo restando che gli era proibita la professione di insegnante, di notaio e di giornalista – e furono istituiti elenchi speciali con deroghe e specificazioni riguardanti le altre professioni.

A dire la verità non ho trovato documenti diretti, scritti di suo pugno, sull’adesione di Tucci al manifesto antisemita, e razzista certo non si può definire, vista la sua opera e l’amore profondo che nutriva per le culture dell’Asia.

L’inaugurazione del Largo Giuseppe Tucci a Roma, il 25 maggio 2010, ha scatenato le proteste della comunità ebraica di Roma e di alcuni parlamentari, nonché un fiume di polemiche e polemichette sui media.

Ma Tucci certamente non era antisemita. Lo psicologo junghiano ebreo tedesco Ernst Bernhard, che credeva nella reincarnazione, aveva conoscenze di studi buddhisti e confuciani e lavorava «contemplando la statua del Buddha sul suo tavolo di lavoro», scrive, commentando un sogno fatto l’11 ottobre 1935, che quando era internato in un campo di concentramento in Calabria, nel 1940–41, deve a Tucci il fatto di non essere stato deportato nei campi nazisti ma che gli fosse stato permesso di tornare a Roma e vivere nascosto in casa. Tucci insomma lo salvò dalla deportazione nei famigerati campi di concentramento nazisti e lo fece uscire da quello fascista in Calabria.

Ho parlato diverse volte del grande opportunismo di Tucci. Eppure si è speso e ha rischiato di persona presso le sue amicizie politiche altolocate romane in difesa del grande piscologo junghiano Bernhard. Un ebreo. Che probabilmente a lui deve la vita.

(nella foto: Ernst Bernhard)

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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