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25
Feb

Tagore - il "poeta che somiglia a un saggio"

Tagore3Tucci ebbe un rapporto lungo e molto intenso con Rabindranath Tagore (1861-1941), premio Nobel per la letteratura nel 1913. Il “nobile” poeta era un personaggio difficile ma, come spesso accade, fortemente creativo e assertivo. Molte fonti dicono che fosse soggetto a violente emicranie, soffrisse di disturbi al cuore e di depressione, a causa della quale alternava periodi di creatività febbrile e maniacale a periodi di inattività, giorni di mutismo e isolamento a giorni di intensa socialità.

Talvolta, come ci dice Carlo Formichi, il maestro di Tucci, Tagore si chiudeva ostinatamente in camera per ore, rimandando gli appuntamenti o cancellandoli.

Anche grazie al suo aspetto, Tagore sembrava un guru e un poeta, e come tale fu rappresentato e conosciuto in Occidente. Grazie al suo aspetto, incarnò l’immagine della saggezza esotica, dell’introspezione orientale, la quintessenza del poeta mistico.

Il giapponese Yasunari Kawabata, premio Nobel per la letteratura nel 1968, nelle sue memorie di ragazzo di scuola media lo ha descritto come un «poeta che assomiglia a un saggio». Tagore aveva lunghi e soffici capelli bianchi, i lunghi ciuffi di capelli sotto le tempie si univano con la peluria delle guance e continuavano nella barba. Sembrava un antico mago orientale.

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