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Articoli sulla spedizione del 1937
Mappa della spedizione del 1937

L’esplorazione del 1937 in Tibet centrale vede un fotografo di campo e un vice d’eccezione, Fosco Maraini. Partendo da Gangtok, capitale del Sikkim, la spedizione visita i monasteri più antichi lungo la via commerciale che va da Kalimpong per Lhasa e raggiunge Gyantse, che era la terza città del paese. La carovana rientra per la stessa strada.

Tucci visita fra gli altri il famoso monastero di Yemar o Iwang, dell’XI secolo, che conteneva i resti di preziose sculture che testimoniavano lo scambio di tratti stilistici fra l’Asia centrale e il buddhismo cinese. Tucci fa scattare molte foto, unica testimonianza dello splendore che era il monastero, e isola il cosiddetto “stile di Samada”. Gli archeologi che sono venuti dopo di lui troveranno i murali già distrutti e poche statue rimaste.

Nel 2004 il governo cinese ha riconosciuto l’importanza basilare di Iwang per lo studio dell’arte buddhista e l’importanza di Tucci nello scoprirlo e nel determinarne la tipologia.

13
Gen

Chi finanziava le spedizioni di Tucci in Tibet? Prassitele Piccinini e l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO)

Immagine Tucci Prassitele PiccininiTucci aveva bisogno di grandi risorse finanziarie per le sue costose spedizioni in Tibet. E benché avesse scritto che quella del 1935 fino al Kailasa sarebbe stata l’ultima missione, nel 1937 Tucci partì da Gangtok, la capitale del Sikkim, e visitando i monasteri più antichi lungo la via commerciale da Kalimpong a Lhasa raggiunse Gyantse e ritornò per la stessa strada.

12
Dic

Mi pare quasi di essere diventato anch’io un figlio dell’Himalaya

Immagine TUCCI Dainelli himalaya
A casa a Tucci prendeva una strana nostalgia per il Tibet, quel paese così brullo, quasi ovunque desolato e pietroso, tutto sommato poco ospitale. Forse, proprio quel paesaggio risvegliava strani echi nel suo cuore, che lui definiva arido e non facile agli abbandoni sentimentali.

09
Apr

Giuseppe Tucci a casa di Alexa

immagine libro Alexa Roth_9aprile2013Sì, L’esploratore del Duce a casa di Alexa Roth, scattata il 7 aprile. Alexa che ha preso il libro e lo ha messo opportunamente vicino a uno di Fosco Maraini, il compagno di Giuseppe Tucci nella spedizione del 1937 e parte di quella del 1948.

11
Mar

Nel Tibet ignoto

Tucci scriveva nel 1937, dopo la quinta spedizione in Tibet:

[...] delle tempeste politiche che hanno infuriato all’intorno, qui non è arrivata neppure l’eco: imperi sono crollati, altri ne sono sorti con

18
Ago

Tucci e Maraini, gli eterni nemici: ma poi, perché?

Tibetan childHo parlato diverse volte dell’ostilità che si creò fra Giuseppe Tucci e Fosco Maraini, il bel giovane che lo accompagnò, in qualità di fotografo, nelle missioni in Tibet centrale del 1937 e del 1948, anche se in quest’ultima solo per un breve tratto.

Infatti, abbiamo visto che pare che solo a Tucci le autorità avessero concesso il permesso di arrivare fino a Lhasa. O così lui racconta.

C’è un giornalista che pochi giorni fa ha parlato di Tucci e di Maraini. E’ Lorenzo Cairoli, che riporta un brano di Maraini sul burro e l’ampio uso che se ne faceva, ordinario e rituale, quando ancora il Tibet era un paese autonomo, con la sua identità culturale inviolata.

L’articolo di Maraini è stato pubblicato in un numero de Le vie del mondo, del febbraio 1951, e questo è parte del brano che ha trascritto Lorenzo nel suo bel blog:

Il burro ha un posto importantissimo nella vita tibetana; col burro si pagano in gran parte le tasse, il burro si porta in dono e si riceve in dono, il burro si discioglie nel tè emulsionandolo con la soda, di burro le donne si spalmano la faccia e i capelli, col burro ci si ripara dal freddo e dal vento ungendosi il corpo, il burro si offre agli dei [...]

22
Apr

Il nazionalismo di Tucci

Italian flag in RomeE’ da tanto che non scrivo qui perché sto finendo di rivedere un libro che avrei dovuto consegnare un po’ di mesi fa. Un lavoraccio! E’ la versione su carta, che appare del tutto diversa da quella sullo schermo del mio computer: ho trovato diversi errori.

Ma oggi ho letto un articolo di Gianni Riotta su The Wall Street Journal dove l’autore spara a zero sull’Italia meridionale.

Mi sono chiesta se Tucci avrebbe fatto altrettanto: no, lui non lo avrebbe mai fatto. Sia nelle lettere al Duce sia in quelle ad Andreotti è chiaro che lui teneva moltissimo all’immagine dell’Italia all’estero. Fu fortemente nazionalista. Anche per questo negli anni Trenta voleva entrare a Lhasa, perché c’erano già entrati i tedeschi, i francesi e ovviamente gli inglesi: ma non gli italiani.

12
Feb

Tucci, Maraini e la poesia di Leopardi

LeopardiNon so se Tucci amasse la poesia o la letteratura italiana ma un giorno, durante la spedizione in Tibet centrale del 1937 compiuta con Fosco Maraini, che era stato arruolato come fotografo, gli strappò dalle mani il libretto che stava leggendo.

Che stai leggendo? — Gli fece, un po’ brusco.

Leopardi, Eccellenza — perché voleva essere chiamato da tutti col titolo che gli spettava come Accademico d’Italia.

Allora Tucci si mise a declamare Canto notturno di un pastore errante dell’Asia e gli disse che anche lui si sentiva un pastore errante in Asia.
E pianse di commozione.

Canto Notturno di un pastore errante dell’Asia

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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