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Articoli sulla spedizione del 1939
Mappa della spedizione del 1939

Tra la fine di marzo e gli inizi di aprile del 1939 Tucci parte per il Tibet centro-meridionale. Forma una carovana relativamente piccola. Oltre al vice, l’ufficiale degli alpini Felice Boffa Ballaran, fotografo e cartografo, c’è un lama, un cuoco e tre uomini di fatica. E Giulia Nuvoloni, la seconda moglie.

La carovana è formata da trenta fra yak o cavalli, tenuti dai carovanieri, con un capo di Yatung che parla bene tibetano, hindi, nepali e inglese. Tucci ritorna in ottobre in Italia carico di tesori. Dice a Giovanni Gentile che è “uno dei viaggi più importanti che siano mai stati compiuti”. I risultati di questa spedizione: “Visitati oltre duecento monasteri. Loro classificazione secondo le sette cui appartengono. Raccolte o fotografate le «guide» di ciascuno di essi. Inventariate le opere d’arte; sculture e pitture più importanti ch’essi contengono; in modo particolare quelle introdotte nel Tibet dall’India. Raccolti circa sessanta manoscritti della religione Bonpo. Fotografate centinaia di iscrizioni. Raccolti centinaia di manoscritti o xilografie di opere storiche, biografie di monaci o maestri, di opere di liturgia e di dommatica. Raccolti un centinaio di oggetti preistorici o protostorici. Raccolti centinaia di Ts’a ts’a”.

29
Nov

Tucci e l'asceta di Sakya - due anime

gompaLa spedizione del 1939 in Tibet centrale si fermò a lungo a Sakya; Tucci studiò tutti i gompa, i monasteri, con le opere d’arte contenute e le ricche biblioteche, benché fossero stati manomessi durante le guerre fra i Sakyapa e le sette rivali – guerre che infine ne provocarono il decadimento.

26
Nov

Soldi, soldi e ancora soldi: firmato, Peppino e Giulia Tucci

Shigatse e GyantseNell’estate del 1939, durante la settima spedizione in Tibet, Tucci scrisse una lettera a Gentile da Shigatse, non datata, mentre i muli della carovana stavano arrivando. La parte centrale del viaggio era ormai compiuta ed erano sulla via del ritorno. Sarebbero poi ripartiti per Gyantse ma Tucci aveva un assoluto bisogno di soldi. Anche se fosse riuscito ad arrivarci non sarebbe stato comunque in grado di raggiungere l’India per poi tornare in Italia, perché i fondi stavano terminando.

Sua moglie Giulia, una donna eccezionale, per rafforzare le parole del marito aggiunse una mezza pagina di righe scritte fitte. Non era

07
Set

Il primo lavoro di Tucci: Helvia Ricina, città romana

Elvia RicinaNel 1909, a soli quindici anni, Tucci produsse lo studio, rimasto manoscritto, «Illustri città romane del Piceno poco conosciute: Elvia Ricina», che dedicò ai suoi genitori e ai suoi nonni

frutto di un lungo studio perché sempre meglio essi stimino la buona volontà del loro figlio e nipote

Helvia Ricina è un’antica città romana a circa 4 chilometri a nord-ovest di Macerata.

E’ incredibile sapere che per tutta la vita questo grande studioso, questo esploratore coraggioso, questo uomo di potere, fece con il Duce esattamente come aveva fatto con i nonni e i genitori: faceva del tutto per farsi apprezzare e valorizzare.

Ma gli rimase sempre la paura, e lo scrisse più volte a Gentile, che i suoi studi e le sue spedizioni non fossero tenuti nella giusta considerazione. Forse è vero che in fondo una parte di noi non cresce mai..

06
Set

Una lettera a Gentile da Gangtok

GangtokPer ottenere fondi per le sue spedizioni Tucci faceva leva sul sentimento nazionalistico del regime, che bene si univa alla voglia di primeggiare sua propria.

Il 5 aprile 1939, sulla via del Tibet, scrisse a Gentile da Gangtok, la capitale del Sikkim:

[...] Le ho inviato molte lettere ma tutte senza risposta. Io seguito a rivolgermi a Lei perché costì non c’è nessuno che possa aiutarmi. Le mando un ritaglio di giornale dal quale vedrà che i tedeschi hanno portato dei doni del Führer a Lhasa e hanno ottenuto ulteriori permessi. Bisogna che anch’io abbia dei doni da mandare e riceva un congruo supplemento di denaro. È un peccato che l’importanza dei miei viaggi non sia riconosciuta costì da nessuno e che le mie ricerche siano considerate come una mania.

Per fortuna i tedeschi si occupano solo di fauna e di caccia e non interferiscono minimamente con i miei studi, ma Lei può immaginare quanto mi dispiaccia trovarmi in condizioni d’inferiorità la quale pure dimostra che da noi poco interesse sia abbia per cose di cui altrove lo stesso governo si fa patrono: sebbene nessun paese abbia – ma è immodestia – un tibetanologo come l’Italia. La prego di far pervenire questo ritaglio a Chi può aiutarmi e di ottenere da Lui la possibilità di estendere le mie ricerche

20
Ago

La spedizione Tucci del 1939 in Tibet centrale: il monastero di Sakya

TibetTucci partì per una spedizione nel Tibet centrale nel giugno-ottobre del 1939. Questo è un brano tratto da Santi e birganti nel Tibet ignoto (1937), che in appendice ne parla brevemente, e parla dell’importante monastero di Sakya:

Si arriva così a Sakya, che adesso principalmente consiste di grandi monasteri e di un piccolo villaggio. Sakya vuol dire «terra pallida» e deve il suo nome al color delle rocce della montagna sovrastanti il luogo. C’è un piccolo mercato: la popolazione è specialmente rappresentata dai monaci congregati in una setta particolare chiamata Sa-kya-pa dal nome del luogo. Sakya è un principato con a capo un gran Lama che è suprema autorità religiosa e politica.

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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