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Articoli per la categoria “Gandhi” · pagina 2
02
Ott

Oggi è il compleanno di Bapu! Tucci parla di Gandhi

Gandhi-jiIl 2 ottobre 1869, in un umile paese di pescatori del Gujarat, nasceva Gandhi.

Tucci, che nella conferenza tenuta in Campidoglio il 13 maggio 1969 per il centenario della nascita di Gandhi offre un efficace ritratto del Mahatma. Egli fu affascinato dalla personalità di Gandhi e dalla sua lotta non violenta. Dopo averne parlato nel 1940 come fautore del risveglio morale dell’India e averne scritto nel 1953-1954, ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo, che cominciò con un confronto fra lui, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo. E continuò:

09
Lug

Enrica Garzilli su Gandhi per il blog di Nòva del Sole24Ore

GandhiEcco qui, su Gandhi riproduco il post che ho scritto per il blog che ha inaugurato il secondo compleanno di Nòva, l’inserto tecnologico cartaceo del Sole 24 Ore, a cui collaboro.

Il tema che ci avevano proposto era intrigante “Ispirazione: chi sono gli ispiratori del pensiero che alimenta i cercatori di innovazione che abitano le pagine di Nòva?

Io ho avuto diversi maestri e maestre, persone che stimo sopra tutti, fra i quali Tucci, e che mi hanno dato moltissimo, ma il mio primo pensiero è andato al Mahatma perché la sua Autobiografia, che lessi tanti anni fa, mi ha rivoluzionato la vita. E questo è il post:

LA GRANDE ANIMA DI GANDHI: GENTILE MA IN TUTTA FERMEZZA

Mahatma Gandhi (1869–1948) ha cambiato il corso della storia di miliardi di indiani, e anche il mio. Padre dell’indipendenza dell’immensa nazione, Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, ha fatto conoscere al mondo il concetto di Satyagraha, cioè il non compromesso, l’adesione assoluta — senza smarrimenti e senza svabature romantiche — a un principio ritenuto fermamente valido.

Il Satyagraha si attua mediante la disobbidienza civile alla legge, lo sciopero pacifico, la sospensione di ogni attività, l’arresto della vita della nazione. Ma non fu un concetto astratto: se ne ebbe la dimostrazione nella Marcia del sale, a Dandi, in Gujrat, dove il 6 aprile 1930, violando la legge del monopolio britannico, Gandhi estrasse per primo il sale dal mare. Fu un’audacia che commosse e spinse come un fiume in piena l’India intera; e la ribellione non violenta si estese a macchia d’olio in ogni parte del paese.

L’Ahimsa o non-violenza e l’autodisciplina, la coerenza totale all’ideale del Satyagraha, cioè la resistenza passiva — i due cardini della lotta che guidò l’India contro il colonialismo — furono realizzati non attraverso un gelido controllo su se stesso, covando nell’animo il rancore, ma attraverso l’amore e, a livello etico, attraverso la reciproca tolleranza, un principio che fa sì che ognuno di noi accetti le differenze nel modo di pensare e di vivere dell’altro.

08
Lug

Giuseppe Tucci incontra Gandhi a casa di Tagore

GandhiGli anni in cui fu fondata e si sviluppò Viśvabhāratī, l’università di Tagore in cui Tucci nel 1925-26 insegnò per un anno accademico Lingua e cultura italiana, coincidono con l’epoca delle lotte di Gandhi per l’indipendenza dell’India. Come sappiamo, lasciò l’università perché Tagore, che era stato invitato due volte in Italia, prima accettò l’ospitalità di Mussolini e poi la rinnegò, dicendo di essere stato raggirato.

Eppure Gandhi, così come Tucci, chiamò sempre Tagore gurudev, letteralmente «maestro-dio», l’appellativo con il quale tradizionalmente ci si rivolge al proprio venerato guru. Tucci fu affascinato dalla personalità di Gandhi e dalla sua lotta non violenta.

Ma lasciamo parlare Tucci, che nella conferenza tenuta in Campidoglio il 13 maggio 1969 per il centenario della nascita di Gandhi, offre un efficace ritratto di Tagore e del Mahatma. La conferenza fu pubblicata a Roma nel 1998 con il titolo Nel Centenario della nascita di Gandhi. Testo italiano e traduzione inglese e Tucci ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo, che inizia con un confronto fra Gandhi, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo:

L’ho incontrato due volte: una volta da Rabindranath Tagore. Due uomini del tutto diversi. Tagore poeta, aristocratico, direi ieratico, trascorreva la vita con ogni conforto nell’eremo di Shantiniketan ed in quella pace travasava nella propria lirica la tradizione mistica dell’India, sospettoso del prossimo avvento della tecnica – ricordate il suo dramma Gli oleandri rossi – spirito sommamente svelto e sottile.

Gandhi, a vederlo, insignificante, vestito di una pezza di cotone tessuta da lui medesimo, le gambe ed il torso nudi, occhialuto e calvo, sgraziato nelle mosse, di scarsa se non addirittura nulla sensibilità artistica: aveva letto poco e disordinatamente. Furono entrambi in quel tempo gli uomini più rappresentativi dell’India, ma così diversi che non mi sembrò che si comprendessero. Tagore restò superficialmente interessato ai mutamenti sociali e politici. Gandhi [...] lottò per rinnovare la società indiana e per infondere un contenuto più umano all’Induismo, senza esser mai tocco da quell’orgoglio o vanità che si insinuano subdoli o nascosti, voluti o subìti in chi si trova a contatto con quel mondo di sconosciuti che è la folla: non ascoltò mai la tentazione della potenza alle spese di ciò che di più prezioso aveva nel cuore: intendo dire il diamante della sua sincerità combattiva.

12
Mar

Il Tibet oggi e la marcia dei tibetani in esilio

Mi chiedo cosa avrebbe pensato Tucci dei disastri che ha compiuto la Cina sul suo amato Tibet e della marcia dei tibetani in esilio, per rientrare in possesso della loro terra , che è cominciata il 10 marzo a Dharamsala e finirà al confine con la Cina. Noi, con i nostri blog, la seguiremo.

Appoggiamo tutti la causa della liberazione del Tibet dalla Cina e il ritorno dei tibetani in esilio.

I partecipanti sperano di poter raggiungere il confine del Tibet alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino dell’agosto 2008. Due sono i momenti storici che vogliono ricordare: le prossime Olimpiadi e i 50 anni della rivolta del Tibet del marzo 1959 contro l’occupazione cinese.

Il governo cinese, che ha escluso la Tibetan Autonomous Region (circa metà dell’ex Tibet) dai giochi, viene accusato di usare le Olimpiadi come piattaforma per ottenere il riconoscimento come leader globale e promuovere la propaganda contro il Tibet. Bejing vede insomma questo momento come un’opportunità per legittimare il suo dominio.

Nello spirito della rivolta del 1959, per difendere il Dalai Lama, e in memoria dei tibetani che hanno sacrificato la loro vita per l’indipendenza, è stato anche dichiarato l’inizio del Tibetan People’s Uprising Movement (una rivolta pacifica, ovviamente). Queste sono le richieste che fanno alla Cina.

Rircordo che oltre 1.000.000 di persone sono morte come diretta conseguenza dell’occupazione e l’annessione del Tibet da parte della Cina nel 1958, Quello che è successo durante la Rivoluzione culturale è stato un vero e proprio genocidio e una sistematica distruzione della cultura. Bambini tibetani tolti alle famiglie d’origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, di monaci e monache uccisi o torturati; vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per “colonizzare” le rozze province teocratiche. E’ stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica. Circa i 2/3 dei monasteri sono stati distrutti (il Tibet era un paese teocratico di cultura buddhista), insieme a libri, manoscritti e guide, le opere d’arte sono state trafugate e rivendute o portate in Cina.

A ispirare la Marcia del ritorno in Tibet è stata la Marcia del sale di Gandhi, cominciata il 12 marzo 1930, che fu assolutamente non violenta e fu fatta per sfidare l’impero britannico, che aveva imposto la tassa sul sale. La Marcia del ritorno in Tibet è fatta con la stessa intenzione, quella di sfidare la Repubblica popolare cinese.

30
Gen

Gandhi con gli occhi di Tucci il 30 gennaio 2008, nel centenario della sua morte

GandhiPrecisamente 60 anni fa, il 30 gennaio 1948, Gandhi è stato ucciso da un fanatico induista.

Questo è il commovente video di La Repubblica, che ha realizzato una trasmissione intitolata Gandhi: cosa resta del mito.

Tucci fu affascinato sia da Tagore e le sue idee universalistiche, sia da Gandhi e dalla sua lotta. Dopo aver parlato di quest’ultimo nel 1940 come fautore della rinascita morale dell’India e averne scritto nel 1953-1954, ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo tenuto in Campidoglio il 13 maggio 1969, nel centenario della nascita di Gandhi. Fu pubblicato nel 1998 col titolo Nel centenario della nascita di Gandhi e si apre con un confronto fra il Mahatma, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo:

L’ho incontrato due volte: una volta da Rabindranath Tagore. Due uomini del tutto diversi. Tagore poeta, aristocratico, direi ieratico, trascorreva la vita con ogni conforto nell’eremo di Shantiniketan ed in quella pace travasava nella propria lirica la tradizione mistica dell’India, sospettoso del prossimo avvento della tecnica – ricordate il suo dramma Gli oleandri rossi – spirito sommamente svelto e sottile.
Gandhi, a vederlo, insignificante, vestito di una pezza di cotone tessuta da lui medesimo, le gambe ed il torso nudi, occhialuto e calvo, sgraziato nelle mosse, di scarsa se non addirittura nulla sensibilità artistica: aveva letto poco e disordinatamente. Furono entrambi in quel tempo gli uomini più rappresentativi dell’India, ma così diversi che non mi sembrò che si comprendessero. Tagore restò superficialmente interessato ai mutamenti sociali e politici. Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, abituatosi a considerare come nulle le cose vaghe, turbato dalla povertà che d’ogni parte straripava e rispettoso ma non succubo di pregiudizi antichi, dopo aver ben ponderato se poteva ciò che voleva, lottò per rinnovare la società indiana e per infondere un contenuto più umano all’Induismo, senza esser mai tocco da quell’orgoglio o vanità che si insinuano subdoli o nascosti, voluti o subìti in chi si trova a contatto con quel mondo di sconosciuti che è la folla: non ascoltò mai la tentazione della potenza alle spese di ciò che di più prezioso aveva nel cuore: intendo dire il diamante della sua sincerità combattiva.

31
Ago

Tucci e Formichi a Vishvabharati e il seme delle grandi spedizioni

Arte del Nepal

Tucci, chiamato da Formichi, nell’anno accademico 1925-1926 insegnò Lingua e cultura italiana a Vishvabharati. Inizialmente il luogo un ashram, un eremo in mezzo al verde, fondato nel 1863 da Devendranath Tagore, padre di Rabindranath. Quest’ultimo nel 1901 convertì l’eremo in una scuola sperimentale di soli cinque studenti che da lì a poco venne chiamata Patha Bhavan. Questo tipo di scuola tradizionale, chiamato gurukul, è basato sullo stretto rapporto fra allievi e guru, che vive a stretto contatto con loro e risiede vicino, spesso nella stessa casa. Nelle varie costruzioni maestri e discepoli si ritiravano per condividere i pasti, le attività ricreative, gli studi, le interminabili discussioni filosofiche e letterarie, che potevano continuare per notti e giorni quasi ininterrottamente, le preghiere. Lì viveva anche Rabindranath.

Il primo direttore di Vishvabharati fu il pandit Vidhushekara Bhattacarya. Così Formichi lo descrive al suo arrivo alla stazione di Bolpur:

05
Mar

Vishvabharati, luogo libero e felice: Tucci è iniziato all'India

Shantiniketan (c) http://www.wb.nic.in/westbg/images/shantiniketan.jpgNel bellissimo paesaggio di Birbhum — nel Bengala occidentale, nel nord-est dell’India, fino a pochi anni fa arido ma “affascinante per il suo silenzio e la sua vastità”, come racconta Giuseppe Tucci — sorge l’università internazionale di Vishvabharati, fondata a Shantiniketan il 22 dicembre 1901 dall’educatore, poeta, drammaturgo, critico letterario, romanziere, pittore, musicista e Premio Nobel (1913) Rabindranath Tagore (1861-1941). Quella che vedete in alto è la foto di un edificio dell’università.

Tagore voleva essere conosciuto come educatore ma qui in Europa è conosciuto soprattutto come poeta:

Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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