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Articoli per il termine “indiana jones”
26
Set

Giuseppe Tucci in Youth Withouth Youth - Un'altra giovinezza di F. Ford Coppola

https://youtu.be/1JCDg1-gny4

tucci garzilli tibetNell’ormai lontano 2007, ben prima che pubblicassi L’esploratore del Duce quindi, ho visto il film Youth Withotuh Youth, in italiano Un’altra giovinezza, diretto da F. Ford Coppola.

Il film mi ha dato e mi dà ancora una fortissima emozione. E’ una rielaborazione del romanzo rumeno di Mircea Eliade Un’altra giovinezza. Il protagonista principale è Dominique Matei (e in effetti la traduzione inglese e l’introduzione del romanzo è stata scritta da Matei Calinescu) ed è un’esaltazione delle discipline orientali. La cosa incredibile è che la ragazza di Dominique, dopo aver subito uno shock, parla in sanscrito. Chi è stato chiamato per capirla? Giuseppe Tucci, amico, anche nella realtà, di Mircea Eliade.

Tucci in Youth Withouth Youth – Un’altra giovinezza è stato definito come la maggiore autorità europea di sanscrito e di filosofia buddhista, che è vero. E’ stato anche presentato anche come il presidente dell’IsMEO, ora chiuso, che invece al tempo del film, metà-fine anni Trenta, era prospero e attivissimo. Infatti ne era presidente il fondatore, Giovanni Gentile, fino alla sua uccisione, nell’aprile del 1944, da parte di un gruppo partigiano. Tucci ne era il vicepresidente esecutivo fino alla sua epurazione e al commissariamento dell’istituto, nel 1944. Infatti l’IsMEO e Roma erano stati eletti dal Duce a “guida ideae e spirituale dell’Italia e del mondo”. Io infatti chiamo l’esploratore, studioso e politico Tucci L’Indiana Jones di Mussolini.

08
Apr

Le imprese di Giuseppe Tucci, l'Indiana Jones di Mussolini

tucciQuesto articolo mi era proprio sfuggito! Che dire? Sono così tante ormai le recensioni, gli articoli e le interviste su L’esploratore del Duce – o meglio, su Giuseppe Tucci – che se non me le segnalano non riesco proprio a starci dietro. Il pezzo è di Federico Chitarin, “Le imprese di Giuseppe Tucci, l’Indiana Jones di Mussolini“, pubblicato in Memori Mese-Mensile (24 Ottobre 2012).

A ogni buon conto lo riporto anche qui di seguito. Enjoy!

LE IMPRESE DI GIUSEPPE TUCCI, L’INDIANA JONES DI MUSSOLINI 

Intervista a Enrica Garzilli, autore di “L’esploratore del Duce”

Esploratore, studioso, archeologo, erudito e anche spia: è Giuseppe Tucci, una figura mista tra eroe cinematografico e astuto diplomatico, principale artefice della costruzione dei rapporti tra Italia e Paesi asiatici nel Novecento, prima per conto del regime fascista e poi sotto le insegne della Democrazia Cristiana. A fare piena luce sulle imprese di questo personaggio importante e al tempo stesso misterioso, finito improvvisamente nel dimenticatoio collettivo dopo la sua morte avvenuta nel 1984, è Enrica Garzilli, autrice dell’inedita e corposa opera “L’esploratore del Duce. Le avventure di Giuseppe Tucci e la politica italiana in Oriente da Mussolini ad Andreotti” edito da Memori-Asiatica Association. “Una figura unica nella storia- afferma l’autrice in un’intervista al giornale on line Memori Mese- non esiste infatti oggi un esploratore, studioso e politico al pari di Giuseppe Tucci, né in Europa né nel resto del mondo, per vastità di operato e per profondità. Con la sua opera ha spalancato le porte della conoscenza dell’Asia all’Europa – e viceversa.” Saggio storico e al tempo stesso romanzo d’avventura, il libro contiene documenti e carteggi inediti (uno su tutti lo scambio fra Tucci e Andreotti), interviste (a Fosco Maraini, allo stesso Andreotti, a Filippani-Ronconi e a significativi personaggi in Nepal e in India) e foto originali. Il testo è già disponibile nelle principali librerie online, Amazon compresa.

  • Chi era Giuseppe Tucci? Da dove nasce l’idea di scrivere un libro sulla sua storia e le sue imprese? Quali caratteristiche ha inteso metterne in risalto? Da che prospettiva?

La prima idea di scrivere la storia di Giuseppe Tucci (1894–1984) nasce da alcune lettere in sanscrito che lui scrisse al pandit Hem Raj Sharma (1879–1953), precettore reale del Nepal, delle quali sono venuta in possesso tra la fine del 1998 e gli inizi del 1999. Tucci fu l’esploratore dei paesi dell’Himalaya durante il regime fascista e negli anni d’oro della Democrazia Cristiana, quando questi paesi erano ancora vietati agli stranieri, conobbe un gran numero di lingue antiche e moderne, fu vorace studioso e insaziabile collezionista di libri, manoscritti e opere d’arte e reperti archeologici buddhisti, induisti e bon dell’Asia centrale, meridionale e orientale, dall’Iran al Giappone, professore di Lingua e letteratura cinese all’Istituto Universitario Orientale di Napoli e, in seguito, di Filosofie e Religioni dell’India all’Università di Roma, accademico della Reale Accademia d’Italia e promotore della fondazione dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO), di cui tenne la presidenza dal 1947 al 1978.

Alla fine degli anni Trenta fu la punta di diamante della politica di propaganda di Mussolini in Asia, tanto che la sua forte azione culturale fu lo strumento che accompagnò, e talvolta precedette, la diplomazia ufficiale. Fondò il Museo Nazionale d’Arte Orientale e negli anni Cinquanta dette inizio all’archeologia italiana in Asia. Andò in Nepal, primo italiano dopo i missionari del XVIII secolo, e vi compì cinque spedizioni; altre otto ne compì in Tibet. Così, scrivere di lui significa scrivere anche su molte altre figure che incrociò lungo il suo cammino. Per esempio Hem Raj, quello che il grande buddhologo e indologo Rahul Sankrityayan nel 1957 chiamò «l’enciclopedia del Nepal». La sua immensa biblioteca – la più grande biblioteca privata dell’Asia centrale e meridionale –, i suoi insegnamenti, i suoi consigli e la sua mediazione politica furono di indispensabile aiuto a Tucci e ad altri grandi studiosi. E poi Giovanni Gentile e Giulio Andreotti; e Carlo Formichi, suo professore di sanscrito all’università e suo maestro, il premio Nobel Rabindranath Tagore, Sylvain Lévi, William F. Thomas, Rahul Sankrityayan e Vishnu Sukthankar, solo per citarne alcuni – che forgiarono la cultura orientalistica della prima metà del secolo scorso.

Carlo Formichi, Giovanni Gentile e Giulio Andreotti furono i tre personaggi chiave nella vita di Tucci, senza i quali non avrebbe potuto raggiungere i traguardi che raggiunse. E anche il Nobel Rabindranath Tagore e il generale nepalese Kaiser Shamsher Rana. Questa biografia sarebbe incompleta se non incorporasse la relazione che ebbe con personalità che lui conobbe, o che ebbero rapporti decennali con lui, come Gandhi, il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, Pandit Nehru, Indira Gandhi, Fosco Maraini, Subhas Chandra Bose, Aldo Capitini, Surendra Nath Dasgupta, Mircea Eliade, Julius Evola, Karl Haushofer, Prassitele Piccinini, Pio Filippani-Ronconi e altri, che ebbero un peso non indifferente nel dibattito culturale del tempo e, in molti casi, furono anche protagonisti del dibattito politico e religioso. Oltre che di questi, parlerò di noti intellettuali come Sibilla Aleramo, Mario Carelli, Alexandra David-Néel, Dilli R. Regmi, Rishikesh Shaha e altri, come lo sherpa Tenzing, che entrarono e parteciparono tutti, in vario modo, alla vita di Tucci.

11
Dic

L'esploratore del Duce su Il Tempo

Le due recensioni su Il Tempo: la prima a cura della Redazione (27 Novembre 2012), la seconda a cura dello storico Francesco Perfetti (14 Dicembre 2013).

Immagine Tucci recensione ritagliata - Nuova alba per l'Indiana Jones di Mussolini - iltempo_27Nov2012

 

 

02
Dic

Il saggio su Giuseppe Tucci: nuova alba per l'Indiana Jones di Mussolini - recensione

Immagine Tucci che beve_1937A raccontare questo personaggio misterioso, finito nel dimenticatoio dopo la sua morte nel 1984, è Enrica Garzilli nel suo «L’Esploratore del Duce». Saggio storico e al tempo stesso romanzo d’avventura, il libro contiene documenti e carteggi inediti (uno su tutti lo scambio fra Tucci e Andreotti), interviste (a Fosco Maraini, allo stesso Andreotti, a Filippani-Ronconi e a significativi personaggi in Nepal e in India) e foto originali.

21
Nov

"Tucci seduttore" di Sergio Romano, biblioteca Sormani di Milano, 20 novembre 2012

Ieri la presentazione del libro alla Biblioca Sormani, qui a Milano, è andata benissimo. A lato vedete Sergio Romano (con gli occhiali) insieme a Aldo Pirola, direttore del sistema bibliotecario del comune di Milano, Guglielmo Duccoli, direttore de L’Illustrazione Italiana (di spalle), e io.

Romano ha parlato di Tucci, con il quale ha avuto rapporti quando lui era ambasciatore e il nostro, che ha iniziato l’archeologia italiana in Asia nel 1956, nella valle dello Swat in Pakistan, aveva bisogno di tutto l’appoggio del governo per aprire i campi archeologici in paesi stranieri.

Romano ha dato una definizione di Tucci lampante e azzeccatissima: era un seduttore! Ha detto che era assolutamente conscio e sicuro di essere un genio, arrogante, autoritario con i dipendenti, gentilissimo con i superiori, collerico. Insomma, un vero caratteraccio, si può dire. Ma soprattutto era un seduttore, perché seduceva per vincere, per conquistare.

Condivido appieno il suo punto di vista: Tucci aveva una volontà ferrea e voleva primeggiare a ogni costo, e per farlo seduceva in tutti i modi. Umile con i potenti e potente con gli umili, suadente, “arido come le steppe del deserto” – così diceva di sé -, ma tanto sensibile da piangere ascoltando la poesia Canto notturno di un pastore errante nell’Asia, amava il buon cibo, il buon brandy e le belle donne ma trascorreva giorni a ricomporre pezzi di manoscritti in sancrito. E potrei fare mille esempi del suo essere contraddittorio. Ma per vincere usava tutti i mezzi, anche la seduzione.

Anche il suo essere buddhista, ha detto Romano, era solo un modo per farsi benvolere in Tibet, il paese dove il buddhismo vajrayana era meglio rappresentato, prima dell’invasione cinese. Anche in questo forse ha ragione. Il buddhismo di Tucci infatti è del tutto sui generis: “senza chiese e senza regole, tu dai retta solo alla tua coscienza e sei perfettamete libero”, ha dichiarato a un giornalista indiano quando aveva quasi 80 anni. Ma il buddhismo è una religione molto strutturata e molto ritualistica e anche molto settaria, altro che senza chiese e senza regole! Ma a Tucci, il più grande studioso di buddhismo che l’Italia abbia mai avuto e uno dei più grandi tibetologi a livello mondiale, piaceva pensarla così. Certo, questo buddhismo era più comodo..

Rispetto alla famosa conversione di Tucci alla Chiesa Cattolica, fatta presumibilmente pochi giorni prima di andarsene il 5 aprile 1994, rimane solo una nota, non scritta di suo pugno, che un comune amico fece pervenire ad Andreotti. L’ho messa nel libro.

Andreotti a questa conversione non ci ha mai creduto, né ci crede Romano. Io francamente non saprei, la gente prima di andarsene fa stranezze, un po’ per paura dell’adilà e un po’ – chi sa. Già in altre lettere ad Andreotti Tucci parla di San Paolo, per esempio. Ma certamente lo avrà scritto per compiacere il cattolicissimo senatore. Certo che, se fosse vero che era rientrato “definitivamente” in seno a Santa Romana Chiesa, l’influenza di Francesca Tucci Bonardi, la terza moglie di Tucci, che è tuttora una fervente cattolica, penso sia stata molto forte.

Prima di Romano ha fatto le presentazioni Aldo Pirola, direttore del sistema bibliotecario urbano di Milano, che ha anche fatto una breve storia della Sala del Grechetto dove si è svolto l’incontro, affrescata magnificamente con flora e soprattutto fauna di tutto il mondo. Pirola ha ripreso la parola dopo di me per parlare del libro e del “poderoso e puntiglioso” apparato archivistico e bibliografico. E ha detto che è anche un’opera di riferimento – cosa che mi ha lusingato molto perché è precisamente quello che volevo fare: dare un aiuto, essere di riferimento per i lettori, non solo per gli studiosi, i giornalisti e gli addetti ai lavori. Che ci posso fare se adoro spulciare negli archivi per giorni e giorni, per mesi di seguito, e mi piace stare seppellita nella carte e nei documenti? Adoro quegli odori, quei fruscii, lo sgretolarsi leggero delle vecchie carte e delle veline e adoro la compagnia dei personaggi citati nei documenti. E poi sono molto curiosa e mi piace viaggiare in un tempo che non c’è più e conoscere nuovi mondi.

Prima che illustrassi il magnifico video su Tucci realizzato da Claudio Cardelli, presidente dell’Associazione Italia-Tibet, ha parlato Guglielmo Duccoli, direttore de L’Illustrazione Italiana. Ha raccontato soprattutto della collaborazione di Tucci con la rivista, che per 160 anni ha raccontato con le immagini e begli articoli la storia d’Italia e del mondo agli italiani borghesi e agli intellettuali. Una collaborazione che, a differenza di quello che hanno fatto tanti altri studiosi, è continuata anche dopo la fine del Fascismo. Qualche foto che ho usato nel libro è proprio tratta dalla rivista, che ha anche pubblicato recentemente un numero monografico sugli esploratori italiani – fra cui “Giuseppe Tucci, l’Indiana Jones italiano“.

Insomma, a detta di chi c’era è stata una serata molto piacevole, i relatori sono stati bravissimi. Io li ringrazio di cuore. E ringrazio tutti voi che siete venuti, a cominciare da Marco Goldoni, che ha disegnato le bellissime mappe delle esplorazioni di Tucci che corredano il libro. E anche il professor Vito Salierno, direttore della Fondazione Iqbal del Pakistan, che fu scelto da Tucci per aprire il Centro di Cultura Italiano a Karachi nel 1960 (Tucci fu il suo diretto superiore per quattro anni), Stefano Cordero di Montezemolo, la cui nonna era nel comitato Premio Medaglie d’Oro che ha onorato Tucci con un premio per l’archeologia, Fausto Sparacino, vice direttore dell’Associazione Italia-Tibet, Filippo Carlo Cattaneo, Rodolfo Gomez, Alessandra Patti, Angela Maurogiovanni, Corrado Pizzi e tanti altri… Grazie a tutti: alla biblioteca Sormani, a Duccoli e Romano e a tutti voi! Per merito vostro anche per me è stata una bellissima serata.

(In foto: parla Aldo Pirola, vicino Sergio Romano e vicino a me che scatto Gugliemo Duccoli).

25
Feb

"Giuseppe Tucci: l'Indiana Jones italiano" su L'Illustrazione Italiana

L'illustrazione italiana, N. 5Gli articoli scritti da Giuseppe Tucci su L’Illustrazione italiana, con il pezzo di apertura di Enrica Garzilli.

La prestigiosa rivista milanese fondata dai geniali fratelli Treves, che ha pubblicato articoli accompagnati da stupende foto fino al 1962, dopo alterne vicende con il nuovo proprietario My Way Media nel 2010 ha ripreso le pubblicazioni con dei numeri monografici.

Il primo numero del 2011 è molto suggestivo ed è intitolato “Italiani alla scoperta del mondo”. Ogni articolo riproduce la copia anastatica degli articoli dell’autore e delle foto del tempo ed è corredato da un pezzo di apertura, scritto dallo specialista di quel personaggio, di quell’avventura, di quell’evento.

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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