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Articoli per la tag “A Lhasa e oltre”
20
Dic

Avrà termine la vita di carovana...

Immagine Tucci Dainelli 2_1930Nel 1948, alla fine dell’esplorazione che lo aveva portato a Lhasa e oltre, Tucci diede l’addio al Tibet, un addio definitivo: da lì a qualche giorno avrebbe lasaciato l’Himalaya e riposato nell’afa umida del Sikkim e non sarebbe più tornato nel Paese delle nevi.

Avrà termine la vita di carovana; alla tenda succederanno
prima la casa, poi l’albergo, viaggeremo veloci sulle
automobili e sui treni, imprigionati in quei carri meccanici
che ubbidiscono al capriccio ed all’arbitrio dei motori e
dei congegni.[...]

29
Nov

Tucci e l'asceta di Sakya - due anime

gompaLa spedizione del 1939 in Tibet centrale si fermò a lungo a Sakya; Tucci studiò tutti i gompa, i monasteri, con le opere d’arte contenute e le ricche biblioteche, benché fossero stati manomessi durante le guerre fra i Sakyapa e le sette rivali – guerre che infine ne provocarono il decadimento.

03
Ott

Dopo Lhasa e oltre

Lhasa rainbowLa missione del 1948 rese Tucci ancora più famoso. Non era più solo un cacciatore di tesori ma era il primo italiano, in centinaia di anni, a entrare nella città proibita e a raccontarlo con maestria e dovizia di particolari.

19
Nov

La Cina, il Tibet e Tucci

Dalai LamaUno dei motivi principali che la Cina adduce per annettere il Tibet è quello di svecchiarlo dallo stato medioevale in cui si è sempre trovato e di modernizzarlo.

Questo è quello che scriveva Tucci in A Lhasa e oltre (1950):

23
Ott

Era il settembre 1947 e Tucci scriveva ad Andreotti...

Giuseppe TucciQuesta è al prima lettera del carteggio Tucci-Andreotti, che gentilmente mi ha inviato il senatore.

Il 24 settembre 1947 Tucci si decise a scrivere al sottosegretario del Consiglio dei ministri Andreotti una lettera di quattro pagine dattiloscritte per chiedere un aiuto finanziario.

Voleva partire per la missione che l’avrebbe condotto a Lhasa e oltre, in Tibet centrale, e i buoni uffici di Giustino Valmarana, l’avvocato membro dell’Assemblea costituente, che aveva gli aveva già scritto per appoggiare la richiesta di Tucci di emettere un francobollo di Stato con la dicitura «Spedizione Italiana in Tibet – 1948», non avevano sortito a nulla. Così Tucci, che fu sempre un uomo deciso e pieno di iniziativa, prese in mano la situazione e scrisse personalmente al presidente:

Alla Onorevole Presidenza del Consiglio,

Signor Presidente

Il Governo di Lhasa come mi è stato a suo tempo comunicato, a mezzo del Ministero degli Affari Esteri, dal Foreign Office mi ha concesso il permesso di compiere una nuova spedizione scientifica nel territorio Tibetano.
La spedizione composta di cinque membri, partirà fra Gennaio e Febbraio e dovrà esplorare dal punto di vista storico, archeologico, linguistico, etnografico la zona di Lhasa e a S.E. di Lhasa, centro della cultura Tibetana.

Tucci aveva già riscosso un certo consenso negli ambienti politici. Il Sottosegretariato della Marina e il Sottosegretariato dell’Aviazione lo avevano già aiutato, aderendo alla sua richiesta e designando rispettivamente un ufficiale medico – Regolo Moise – e un sottufficiale fotografo – Piero Mele – da aggregare alla spedizione. Era cominciata da tempo la lunga collaborazione del Ministero della Marina con Tucci.

La spedizione è posta sotto gli auspici della Società geografica italiana.
Ho in gran parte provveduto al finanziamento della spedizione con mezzi privati, ma non sono ancora tuttavia riuscito a raggiungere la somma prevista; mi mancano almeno (nove) milioni.
Prego questa Onorevole Presidenza di concedermi tutto l’appoggio possibile e di mettermi in condizione di condurre a termine questa impresa che riafferma il prestigio della scienza Italiana.

Su Fosco Maraini, che partecipò anche lui alla spedizione, neanche un cenno. Probabilmente fu “arruolato” in seguito.

29
Lug

Tucci chiede di entrare in Tibet

LhasaIl 13 aprile 1948 Tucci informò le autorità tibetane del suo arrivo e chiese il permesso di entrare nel paese con i compagni, queste risposero domandando la nazionalità. Infatti, solo i tibetani, i bhutanesi, i sikkimesi – cioè gli indiani – e i nepalesi potevano entrare e circolare liberamente nel Tibet senza passaporto. Il 24 aprile il Tibetan Foreign Bureau da Lhasa rispose:

Voi potete visitare il Tibet per un periodo di tre mesi perché voi siete un buddhista. Vi preghiamo di telegrafare il numero dei cavalli e delle bestie che richiedete per voi. Manderemo il lamyig [il lasciapassare] a Yatung, appena ricevuto il vostro telegramma. Riguardo ai vostri tre compagni, ci dispiace di confermarvi che siccome ci sono molte domande da parte di stranieri di visitare il Tibet che sono state respinte, è difficile per il nostro Governo di concedere loro il permesso. Pertanto informateli di ciò. (A Lhasa e oltre, 1950)

Il telegramma lasciò a Tucci «poche speranze», tuttavia tentò ancora con ogni mezzo di convincere il governo di Lhasa della necessità che lo seguisse almeno il dottore, Moise, senza il quale era rischioso avventurarsi per un viaggio che, al tempo, era difficile e rischioso, e uno dei suoi discepoli «che dalla visita dei luoghi santi avrebbe potuto trarre gran beneficio spirituale». Il «discepolo» sarà stato Mele, al quale era affidata la responsabilità del servizio e delle apparecchiature fotografiche.

Rimaneva escluso Fosco Maraini.

24
Gen

Peppino, i cani di Lhasa e i matrimoni fra cani

Dog weddingAbbiamo detto che Peppino amava molto gli animali. Peppino era il nomignolo con cui lo chiamava la seconda moglia, Giulia Nuvoloni, quando aggiungeva i saluti alle lettere del marito per Gentile. Con lui Tucci tenne dei rapporti per oltre 25 anni, da quando era studente sino all’uccisione del filosofo, nel 1944.

Nei libri di Tucci gli animali hanno un grande posto, il loro posto di allora: umile, derelitto, affamato. Parlando in A Lhasa e oltre dei cani nella grande città di Lhasa, durante la famosa spedizione del 1948, nota che il popolo dei cani senza padrone è come un’ombra di questo popolo in festa e che i cani, come avviene ancora oggi spesso in Asia,

costituiscono come una seconda città affamata ed errabonda che vive, perennemente abbaia, più spesso muore all’ombra della prima.

Ancora una volta, la sua empatia va agli animali, innocenti vittime del karman.

In realtà sia in India che in Nepal, e in molte altre regioni dell’Asia, c’è una speciale cerimonia per sposare i cani fra loro. La BBC News poi ha riportato spesso di matrimoni fra cani e umani, in cui la persona giura di prendersi cura del cane per compiere una buona azione che scongiurerà un atto particolarmente infausto, una sventura e così via.

Anche se è un matrimonio per interesse, è comunque una bella azione!

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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