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Articoli per la tag “antropologia”
01
Ago

La purezza castale in Nepal negli anni Trenta

KathmanduDopo tanto soffrire e tante lotte, il Nepal è diventato da circa un anno uno stato democratico e federale. La maggioranza della popolazione è composta da etnie diverse, benché la maggioranza sia induista. Tuttavia non segue regole di purezza castale particolarmente rigide ma piuttosto regole sociali definite, specie nelle zone più inaccessibili e lontane da Kathmandu (in foto).

Ai tempi di Carlo Formichi, il maestro di Tucci, la situazione era diversa. Infatti scrive in Il Nepal. Conferenza tenuta all’ «Augusteo» di Roma il 26 febbraio 1934-XII sulla spedizione compiuta insieme a Tucci in Nepal l’anno prima:

27
Nov

Niente aiuti, uomo bianco!

young monkSi potrebbe intitolare così la missione umanitaria di un gruppo di amanti dell’Oriente che si chiama Himalayan Aid. Ne ho letto su Thais blog, di cui ho già parlato. Questo post l’ho già pubblicato su Orientalia4All, ma mi sembra molto pertinente e lo metto anche qui.

Guardate il trailer (lunghetto) della missione in Ladakh che sei amici, rigorosamente uomini, incluso il proprietario di Thais blog, hanno compiuto alla fine 2007. Dopo averli seguiti in motocicletta e averli visti viaggiare in fila indiana sui pianori immensi e silenziosi, rotti solo dal frusciare del vento, sotto rocce incredibili con il vecchio simbolo alato della Folgore e a fianco delle tende dei nomadi, li vediamo entrare nel monastero buddhista di Korzok, a circa 4500 m di altezza.

Qui vi sono circa 35 monaci, di cui cinque bambini. Il loro scopo sarebbe di aiutarli. Ma in cosa? Stanno evidentemente bene, sono pasciuti e allegri ed è evidente che la disciplina monastica non è troppo rigida. E’ vero che, dopo l’inverno, gli abitanti delle regioni più alte della fascia himalayana soffrono di denutrizione, ma allora aiuti e niente film, niente pubblicità, solo il report audiovisivo scientifico e umanitario da mostrare al finanziatore, il Rotary club. Sarebbe forse stato meglio se, dopo aver aiutato i bambini, fossero andati a vedere i cieli meravigliosi del Tibet di cui parla ogni tanto Tucci.

09
Ago

Gli amanti di Giuseppe Tucci

Ho parlato degli amori di Tucci, e ora parlo degli amanti, nel senso dei tanti che mi scrivono, qui o in privato, per chiedermi di lui e dei suoi rapporti, per commentare, per dire che hanno fatto dei tratti dei viaggi che fece, che hanno letto uno dei tanti libri che scrisse.

E’ incredibile come la figura di questo studioso eccezionale si stia rivalutando sempre più e come a tutt’oggi non ci siano, né in Italia né all’estero, studiosi del suo calibro, che hanno riunito in sé lo storico, il filologo, l’archeologo, l’antropologo, il linguista e il poliglotta, lo scrittore, il traduttore, l’epigrafista, il collezionista di libri e di opere d’arte, e tanto di più.

Vi ringrazio, quindi, per l’affetto e l’interesse che mi dimostrate. Continuate a commentare!

26
Lug

La spedizione di Tucci nel Nepal occidentale del 1954

Jumla districtLa strada da Jumla (qui accanto il distretto sulla cartina geografica del Nepal) a Dullu, nel Nepal occidentale al tempo praticamente inesplorato (e ancora oggi pochissimo conosciuto, se si eccettuano i trekking nel Mustang), era costellata da filari di stele di pietra che segnavano il cammino delle migrazioni degli indiani che sfuggivano ai musulmani che erano entrati in Rajasthan: sul davanti, in un riquadro, mostravano la figura di un uomo in armi che reggeva il cavallo per le briglie.

Vi erano anche stele di legno e di pietra con immagini mostruose piantate nei campi e presso le case, che Tucci pensava fossero una sopravvivenza di culture megalitiche. I templi erano semplici ma costruiti accuratamente con pietre ottimamente squadrate, in stile indiano, ma senza opere d’arte: cosa che lo portò a ipotizzare che una guerra violenta avesse distrutto le immagini religiose.

Ovunque, disseminati lungo il percorso da Jumla, Tucci trovò dei templi rudimentali, senza neanche più il ricordo della tradizione artistica della civilissima dinastia dei Malla. All’interno vi erano rozze figure di legno che rappresentavano le immagini dei donatori, spesso intere famiglie, intorno a una pietra informe.

Il pandit che accompagnava Tucci li chiamava bhut, spiriti insidiosi e vendicativi che la gente doveva placare – niente a che vedere, per lui, con l’induismo: lo spirito di una donna che non era voluta diventare sati, si era cioè rifiutata di farsi bruciare viva sulla pira del marito, e aleggiava intorno a un albero secco, o lo spirito di un bramino suicida che abitava su di un ponte, che nessuno osava varcare dopo il calar del sole.

13
Lug

Le canzoni di Tucci

In realtà non so quali canzoni siano e se gli piacessero, ma certamente gli piacevano quelle tibetane.

Nel 1949, dopo l’ottava esplorazione in Tibet, pubblicò la raccolta e la traduzione di canti folkloristici Tibetan folksongs from the district of Gyantse, che è il risultato di un tipo di ricerca che annovera Tucci, a buon diritto, fra gli antropologi. Questa è una canzone folkoristica tibetana:

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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