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Articoli per la tag “biblioteca”
03
Nov

San Polo dei Cavalieri, dove Giuseppe Tucci visse e lasciò il suo corpo terreno

Questa è la Biblioteca di San Polo dei Cavalieri, dedicata a Giuseppe Tucci. A San Polo, vicino Roma, egli visse i suoi ultimi anni insieme alla terza moglie Francesca Bonardi e nel 1984 lasciò il suo corpo terreno.
(Ph. courtesy Andrea Moi)
Tucci Garzilli San Polo dei Cavalieri1Tucci Garzilli San Polo dei Cavalieri2.

21
Nov

"Tucci seduttore" di Sergio Romano, biblioteca Sormani di Milano, 20 novembre 2012

Ieri la presentazione del libro alla Biblioca Sormani, qui a Milano, è andata benissimo. A lato vedete Sergio Romano (con gli occhiali) insieme a Aldo Pirola, direttore del sistema bibliotecario del comune di Milano, Guglielmo Duccoli, direttore de L’Illustrazione Italiana (di spalle), e io.

Romano ha parlato di Tucci, con il quale ha avuto rapporti quando lui era ambasciatore e il nostro, che ha iniziato l’archeologia italiana in Asia nel 1956, nella valle dello Swat in Pakistan, aveva bisogno di tutto l’appoggio del governo per aprire i campi archeologici in paesi stranieri.

Romano ha dato una definizione di Tucci lampante e azzeccatissima: era un seduttore! Ha detto che era assolutamente conscio e sicuro di essere un genio, arrogante, autoritario con i dipendenti, gentilissimo con i superiori, collerico. Insomma, un vero caratteraccio, si può dire. Ma soprattutto era un seduttore, perché seduceva per vincere, per conquistare.

Condivido appieno il suo punto di vista: Tucci aveva una volontà ferrea e voleva primeggiare a ogni costo, e per farlo seduceva in tutti i modi. Umile con i potenti e potente con gli umili, suadente, “arido come le steppe del deserto” – così diceva di sé -, ma tanto sensibile da piangere ascoltando la poesia Canto notturno di un pastore errante nell’Asia, amava il buon cibo, il buon brandy e le belle donne ma trascorreva giorni a ricomporre pezzi di manoscritti in sancrito. E potrei fare mille esempi del suo essere contraddittorio. Ma per vincere usava tutti i mezzi, anche la seduzione.

Anche il suo essere buddhista, ha detto Romano, era solo un modo per farsi benvolere in Tibet, il paese dove il buddhismo vajrayana era meglio rappresentato, prima dell’invasione cinese. Anche in questo forse ha ragione. Il buddhismo di Tucci infatti è del tutto sui generis: “senza chiese e senza regole, tu dai retta solo alla tua coscienza e sei perfettamete libero”, ha dichiarato a un giornalista indiano quando aveva quasi 80 anni. Ma il buddhismo è una religione molto strutturata e molto ritualistica e anche molto settaria, altro che senza chiese e senza regole! Ma a Tucci, il più grande studioso di buddhismo che l’Italia abbia mai avuto e uno dei più grandi tibetologi a livello mondiale, piaceva pensarla così. Certo, questo buddhismo era più comodo..

Rispetto alla famosa conversione di Tucci alla Chiesa Cattolica, fatta presumibilmente pochi giorni prima di andarsene il 5 aprile 1994, rimane solo una nota, non scritta di suo pugno, che un comune amico fece pervenire ad Andreotti. L’ho messa nel libro.

Andreotti a questa conversione non ci ha mai creduto, né ci crede Romano. Io francamente non saprei, la gente prima di andarsene fa stranezze, un po’ per paura dell’adilà e un po’ – chi sa. Già in altre lettere ad Andreotti Tucci parla di San Paolo, per esempio. Ma certamente lo avrà scritto per compiacere il cattolicissimo senatore. Certo che, se fosse vero che era rientrato “definitivamente” in seno a Santa Romana Chiesa, l’influenza di Francesca Tucci Bonardi, la terza moglie di Tucci, che è tuttora una fervente cattolica, penso sia stata molto forte.

Prima di Romano ha fatto le presentazioni Aldo Pirola, direttore del sistema bibliotecario urbano di Milano, che ha anche fatto una breve storia della Sala del Grechetto dove si è svolto l’incontro, affrescata magnificamente con flora e soprattutto fauna di tutto il mondo. Pirola ha ripreso la parola dopo di me per parlare del libro e del “poderoso e puntiglioso” apparato archivistico e bibliografico. E ha detto che è anche un’opera di riferimento – cosa che mi ha lusingato molto perché è precisamente quello che volevo fare: dare un aiuto, essere di riferimento per i lettori, non solo per gli studiosi, i giornalisti e gli addetti ai lavori. Che ci posso fare se adoro spulciare negli archivi per giorni e giorni, per mesi di seguito, e mi piace stare seppellita nella carte e nei documenti? Adoro quegli odori, quei fruscii, lo sgretolarsi leggero delle vecchie carte e delle veline e adoro la compagnia dei personaggi citati nei documenti. E poi sono molto curiosa e mi piace viaggiare in un tempo che non c’è più e conoscere nuovi mondi.

Prima che illustrassi il magnifico video su Tucci realizzato da Claudio Cardelli, presidente dell’Associazione Italia-Tibet, ha parlato Guglielmo Duccoli, direttore de L’Illustrazione Italiana. Ha raccontato soprattutto della collaborazione di Tucci con la rivista, che per 160 anni ha raccontato con le immagini e begli articoli la storia d’Italia e del mondo agli italiani borghesi e agli intellettuali. Una collaborazione che, a differenza di quello che hanno fatto tanti altri studiosi, è continuata anche dopo la fine del Fascismo. Qualche foto che ho usato nel libro è proprio tratta dalla rivista, che ha anche pubblicato recentemente un numero monografico sugli esploratori italiani – fra cui “Giuseppe Tucci, l’Indiana Jones italiano“.

Insomma, a detta di chi c’era è stata una serata molto piacevole, i relatori sono stati bravissimi. Io li ringrazio di cuore. E ringrazio tutti voi che siete venuti, a cominciare da Marco Goldoni, che ha disegnato le bellissime mappe delle esplorazioni di Tucci che corredano il libro. E anche il professor Vito Salierno, direttore della Fondazione Iqbal del Pakistan, che fu scelto da Tucci per aprire il Centro di Cultura Italiano a Karachi nel 1960 (Tucci fu il suo diretto superiore per quattro anni), Stefano Cordero di Montezemolo, la cui nonna era nel comitato Premio Medaglie d’Oro che ha onorato Tucci con un premio per l’archeologia, Fausto Sparacino, vice direttore dell’Associazione Italia-Tibet, Filippo Carlo Cattaneo, Rodolfo Gomez, Alessandra Patti, Angela Maurogiovanni, Corrado Pizzi e tanti altri… Grazie a tutti: alla biblioteca Sormani, a Duccoli e Romano e a tutti voi! Per merito vostro anche per me è stata una bellissima serata.

(In foto: parla Aldo Pirola, vicino Sergio Romano e vicino a me che scatto Gugliemo Duccoli).

15
Apr

I documenti di Tucci, di Croce o di Mussolini come le frasi di Twitter

Archivio Centrale dello StatoDei documenti che riguardano Tucci, alcuni di questi sono conservati presso gli archivi di Mussolini nell’Archivio Centrale dello Stato, a Roma.

Questi a loro volta sono conservati in copia presso la Libray of Congress, la più grande e antica biblioteca degli Stati Uniti – e la più grande biblioteca del mondo – perché quando gli americani entrarano a Roma, alla fine della Seconda guerra mondiale, li presero e li portarono con sé.

17
Gen

Cosa scrisse Tucci?

libriL’importanza culturale degli scritti di Tucci è molto variabile. Nel 1930 e nel 1932 pubblicò degli studi sulla logica buddhista che solo pochissimi esperti sparsi per il mondo potevano capire, mentre nel 1956 uscì a Roma per il Club Campeggiatori Romani il suo libricino di 18 pagine Vita nomade, che si dice sia stato letto da migliaia di persone.

Nel 1949 pubblicò il magnifico libro in due volumi Tibetan Painted Scrolls, che contiene le foto a colori di centinaia di opere, molte delle quale ora sono scomparse.

30
Dic

Formichi parla del suo allievo - II

lezione di grammatica sanscrita(Da qui) Evidentemente ci troviamo di fronte a quel dono di natura che consente ad alcuni uomini privilegiati d’imparare con stupefacente facilità e in brevissimo tempo le lingue magari le più difficili. Giuseppe Tucci, in altri termini, possiede in massimo grado quello che da noi si suole chiamare il bernoccolo linguistico.

09
Nov

Piccinini sulla biblioteca comunale di Milano a Palazzo Sormani

centurioniIl conte Parassitele Piccini, ricco benefattore milanese amico di Tucci, dal 1937 al 1943 fu membro della Commissione di vigilanza e di consulenza di quella che era la Biblioteca Civica della Città di Milano, ora Biblioteca comunale a Palazzo Sormani.

02
Nov

Su Julius Evola e Tucci

Julius EvolaDiego, un mio colto lettore, mi ha ripreso sul fatto che io abbia citato Julius Evola (1898-1974) come l’amico di Tucci, facendomi notare che Evola è molto più conosciuto di lui. Qui potete leggere le sue osservazioni e le mie risposte, scritte di getto una dopo l’altra.

In sunto posso dire che Tucci ha aperto il campo a nuove strade di ricerca, e non solo con le sue spedizioni e con l’IsMEO; Evola no, anche se fu un pensatore assolutamente originale.

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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