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Articoli per la tag “fascismo”
27
Gen

Giuseppe Tucci fu davvero antisemita? Contro la deportazione in Germania di Ernst Bernhard

Berndt imagesIn questo giorno dedicato alla Shoah vorrei chiarire la posizione di Tucci rispetto alla questione della razza e il suo supposto antisemitismo, che tante polemiche ha scatenato nella comunità ebraica romana, sui media e a livello parlamentare, quando nel 2010 gli è stato intitolato uno slargo a Roma.

Il «Manifesto degli scienziati razzisti» o «Manifesto della Razza» fu pubblicato su Il Giornale d’Italia il 15 Luglio 1938. In seguito vennero dati i nomi di dieci scienziati che avrebbero «redatto o aderito» al documento. Uno di loro, il professore Nicola Pende, direttore dell’Istituto di Patologia speciale medica dell’Università di Roma, alcuni mesi dopo negò di aver dato la sua adesione.

Circola su Internet ed è stato ripreso da alcuni giornalisti un elenco delle personalità – tutti uomini – che si sarebbero schierati pubblicamente a favore del «Manifesto degli scienziati razzisti»: fra questi, Giorgio Almirante, Mario Appelius, Pietro Badoglio, Vittorio Beonio Brocchieri, Giorgio Bocca, Gino Boccasile, Giuseppe Bottai, Galeazzo Ciano, Arnaldo Cipolla, Julius Evola, Amintore Fanfani, Roberto Farinacci, Virginio Gayda, padre Agostino Gemelli, Giovanni Gentile, Giovannino Guareschi, il conte Antonio Marzotto Caotorta, Antonino Pagliaro, Alessandro Pavolini, Raffaele Pettazzoni, Giorgio Pini, Achille Starace, Massimo Scaligero. E Giuseppe Tucci.

18
Mar

"Millequattrocento pagine su Giuseppe Tucci" - recensione

Eurasia 1 marzo 2013L’avventura intellettuale e politica di Giuseppe Tucci viene ripercorsa con passione e con rigore scientifico dall’indologa Enrica Garzilli in due avvincenti volumi di circa millequattrocento pagine in totale, oltre duecento delle quali contengono una bibliografia completa delle opere del grande studioso, un elenco dei documenti più importanti citati o consultati per la stesura del libro (documenti d’archivio, lettere, carteggi, diari, articoli scientifici e giornalistici, atti congressuali, interviste, ecc.), un indice biografico dei nomi ecc.

21
Nov

"Tucci seduttore" di Sergio Romano, biblioteca Sormani di Milano, 20 novembre 2012

Ieri la presentazione del libro alla Biblioca Sormani, qui a Milano, è andata benissimo. A lato vedete Sergio Romano (con gli occhiali) insieme a Aldo Pirola, direttore del sistema bibliotecario del comune di Milano, Guglielmo Duccoli, direttore de L’Illustrazione Italiana (di spalle), e io.

Romano ha parlato di Tucci, con il quale ha avuto rapporti quando lui era ambasciatore e il nostro, che ha iniziato l’archeologia italiana in Asia nel 1956, nella valle dello Swat in Pakistan, aveva bisogno di tutto l’appoggio del governo per aprire i campi archeologici in paesi stranieri.

Romano ha dato una definizione di Tucci lampante e azzeccatissima: era un seduttore! Ha detto che era assolutamente conscio e sicuro di essere un genio, arrogante, autoritario con i dipendenti, gentilissimo con i superiori, collerico. Insomma, un vero caratteraccio, si può dire. Ma soprattutto era un seduttore, perché seduceva per vincere, per conquistare.

Condivido appieno il suo punto di vista: Tucci aveva una volontà ferrea e voleva primeggiare a ogni costo, e per farlo seduceva in tutti i modi. Umile con i potenti e potente con gli umili, suadente, “arido come le steppe del deserto” – così diceva di sé -, ma tanto sensibile da piangere ascoltando la poesia Canto notturno di un pastore errante nell’Asia, amava il buon cibo, il buon brandy e le belle donne ma trascorreva giorni a ricomporre pezzi di manoscritti in sancrito. E potrei fare mille esempi del suo essere contraddittorio. Ma per vincere usava tutti i mezzi, anche la seduzione.

Anche il suo essere buddhista, ha detto Romano, era solo un modo per farsi benvolere in Tibet, il paese dove il buddhismo vajrayana era meglio rappresentato, prima dell’invasione cinese. Anche in questo forse ha ragione. Il buddhismo di Tucci infatti è del tutto sui generis: “senza chiese e senza regole, tu dai retta solo alla tua coscienza e sei perfettamete libero”, ha dichiarato a un giornalista indiano quando aveva quasi 80 anni. Ma il buddhismo è una religione molto strutturata e molto ritualistica e anche molto settaria, altro che senza chiese e senza regole! Ma a Tucci, il più grande studioso di buddhismo che l’Italia abbia mai avuto e uno dei più grandi tibetologi a livello mondiale, piaceva pensarla così. Certo, questo buddhismo era più comodo..

Rispetto alla famosa conversione di Tucci alla Chiesa Cattolica, fatta presumibilmente pochi giorni prima di andarsene il 5 aprile 1994, rimane solo una nota, non scritta di suo pugno, che un comune amico fece pervenire ad Andreotti. L’ho messa nel libro.

Andreotti a questa conversione non ci ha mai creduto, né ci crede Romano. Io francamente non saprei, la gente prima di andarsene fa stranezze, un po’ per paura dell’adilà e un po’ – chi sa. Già in altre lettere ad Andreotti Tucci parla di San Paolo, per esempio. Ma certamente lo avrà scritto per compiacere il cattolicissimo senatore. Certo che, se fosse vero che era rientrato “definitivamente” in seno a Santa Romana Chiesa, l’influenza di Francesca Tucci Bonardi, la terza moglie di Tucci, che è tuttora una fervente cattolica, penso sia stata molto forte.

Prima di Romano ha fatto le presentazioni Aldo Pirola, direttore del sistema bibliotecario urbano di Milano, che ha anche fatto una breve storia della Sala del Grechetto dove si è svolto l’incontro, affrescata magnificamente con flora e soprattutto fauna di tutto il mondo. Pirola ha ripreso la parola dopo di me per parlare del libro e del “poderoso e puntiglioso” apparato archivistico e bibliografico. E ha detto che è anche un’opera di riferimento – cosa che mi ha lusingato molto perché è precisamente quello che volevo fare: dare un aiuto, essere di riferimento per i lettori, non solo per gli studiosi, i giornalisti e gli addetti ai lavori. Che ci posso fare se adoro spulciare negli archivi per giorni e giorni, per mesi di seguito, e mi piace stare seppellita nella carte e nei documenti? Adoro quegli odori, quei fruscii, lo sgretolarsi leggero delle vecchie carte e delle veline e adoro la compagnia dei personaggi citati nei documenti. E poi sono molto curiosa e mi piace viaggiare in un tempo che non c’è più e conoscere nuovi mondi.

Prima che illustrassi il magnifico video su Tucci realizzato da Claudio Cardelli, presidente dell’Associazione Italia-Tibet, ha parlato Guglielmo Duccoli, direttore de L’Illustrazione Italiana. Ha raccontato soprattutto della collaborazione di Tucci con la rivista, che per 160 anni ha raccontato con le immagini e begli articoli la storia d’Italia e del mondo agli italiani borghesi e agli intellettuali. Una collaborazione che, a differenza di quello che hanno fatto tanti altri studiosi, è continuata anche dopo la fine del Fascismo. Qualche foto che ho usato nel libro è proprio tratta dalla rivista, che ha anche pubblicato recentemente un numero monografico sugli esploratori italiani – fra cui “Giuseppe Tucci, l’Indiana Jones italiano“.

Insomma, a detta di chi c’era è stata una serata molto piacevole, i relatori sono stati bravissimi. Io li ringrazio di cuore. E ringrazio tutti voi che siete venuti, a cominciare da Marco Goldoni, che ha disegnato le bellissime mappe delle esplorazioni di Tucci che corredano il libro. E anche il professor Vito Salierno, direttore della Fondazione Iqbal del Pakistan, che fu scelto da Tucci per aprire il Centro di Cultura Italiano a Karachi nel 1960 (Tucci fu il suo diretto superiore per quattro anni), Stefano Cordero di Montezemolo, la cui nonna era nel comitato Premio Medaglie d’Oro che ha onorato Tucci con un premio per l’archeologia, Fausto Sparacino, vice direttore dell’Associazione Italia-Tibet, Filippo Carlo Cattaneo, Rodolfo Gomez, Alessandra Patti, Angela Maurogiovanni, Corrado Pizzi e tanti altri… Grazie a tutti: alla biblioteca Sormani, a Duccoli e Romano e a tutti voi! Per merito vostro anche per me è stata una bellissima serata.

(In foto: parla Aldo Pirola, vicino Sergio Romano e vicino a me che scatto Gugliemo Duccoli).

06
Ott

Il fascismo di Giuseppe Tucci: “non fu fascista, fu tuccista” (Fosco Maraini)

Stamattina è stato pubblicato un articolo intervista, quasi a tutta pagina, su Giuseppe Tucci. E’ su Il Giornale (p. 29), a firma di Luca Negri, e si intitola “Vi racconto Giuseppe Tucci che regalò l’Oriente al Duce. La biografa svela vita e avventure dello studioso che tenne i rapporti con l’India e col Giappone in nome di Mussolini. E portò Gandhi in Italia”. L’articolo è ben fatto, anche se c’è un’inesattezza (certamente colpa mia che parlavo veloce): Tucci non portò Gandhi in Italia, ma lui e Carlo Formichi, il suo professore di sanscrito, portarono in Italia il Nobel Rabindranath Tagore.

Questo non toglie il fatto che l’articolo sia fatto davvero bene e sia corredato di una bella foto di Tucci durante un’esplorazione.

Quello che non capisco è la polemichetta su Facebook a proposito dell’articolo. Gente, anche colta, che dice di non volerlo leggere perché è stato pubblicato da Il Giornale. Non farò il discorso della sostanziale indifferenziazione, ormai, delle categorie politiche italiane, dello sfascio generale della nostra società civile e del nostro sistema politico e via dicendo. Sparerei sulla Croce Rossa.

26
Mag

Giuseppe Tucci e il Duce

Duce a piazza VeneziaUna dittatura o un regime autoritario non possono sopravvivere a lungo basandosi solo sul terrore, sulla forza, sull’imposizione e sulla repressione. Hanno bisogno di dare qualcosa in cambio della soppressione delle libertà individuali: devono migliorare le condizioni collettive e devono creare e forgiare dei sogni, delle speranze, una fede.

Per questo il primo atto di una dittatura è impossessarsi dei media e controllare gli intellettuali: perché utilizza la propaganda per far accettare, sotto forma di ideali, la visione e il volere di un’unica persona o di una ristretta oligarchia.

Gli intellettuali costano perché la ricerca costa: per questo il Duce promosse la cultura sotto ogni suo aspetto e seppe ricompensare molto bene gli studiosi che lavoravano per lui. Per questo, tramite Gentile, il Duce ricompensò molto bene Tucci e gli finanziò molte missioni, con grande larghezza di mezzi.

25
Feb

Ario e romano: le origini della razza germanica e la società Ahnenerbe

È per andare alle origini della “propria” razza, di cui un gruppo rimasto puro si sarebbe stanziato in Tibet, che partì la famosa spedizione della Germania nazista del 1938-39.

23
Feb

Ario e romano: le origini della razza

Benito MussoliniIn Italia circolò per molto tempo l’idea che l’arianesimo fosse il fondamento delle grandi «civiltà virili» del passato come quella dell’India, dell’Egitto, della Persia, dell’Ellade, di Roma e della Germania, e che la rivoluzione fascista si rivolgesse alla razza «ario-romana», ritemprandola ed elevandola niente di meno che al divino, e per questo la razza ario-romana fosse quella eletta dalla nascita.

Scriveva Uberto Pestalozza, che con Tucci era in ottimi rapporti, nel 1944:

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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