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Articoli per la tag “Rabindranath Tagore” · pagina 3
02
Ott

Oggi è il compleanno di Bapu! Tucci parla di Gandhi

Gandhi-jiIl 2 ottobre 1869, in un umile paese di pescatori del Gujarat, nasceva Gandhi.

Tucci, che nella conferenza tenuta in Campidoglio il 13 maggio 1969 per il centenario della nascita di Gandhi offre un efficace ritratto del Mahatma. Egli fu affascinato dalla personalità di Gandhi e dalla sua lotta non violenta. Dopo averne parlato nel 1940 come fautore del risveglio morale dell’India e averne scritto nel 1953-1954, ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo, che cominciò con un confronto fra lui, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo. E continuò:

30
Ago

Carlo Formichi a Vishvabharati, fra orientalismo e nazionalismo, in uno studio di Laura Piretti Santangelo

libri antichiIeri parlavo dei doni dei libri e dell’insegnamento di Tucci che Mussolini fece a Tagore, quando Formichi fu invitato a tenere il corso di sanscrito a Vishvabharati, la famosa università internazionale fondata a Shantiniketan, in India.

Formichi, che persuase il Duce a inviare i doni, era un fervente sostenitore del fascismo. Aveva il petto gonfio di orgoglio perché rappresentava, e a ragione, la cultura italiana. Si dichiarò latore del messaggio di Mussolini perché si sentiva un rappresentante del nuovo sistema politico.

Il ruolo ambivalente di Formichi fra politica e cultura è stato sottolineato per primo da Laura Piretti Santangelo, ex docente di Indologia all’Università degli Studi di Bologna, nell’articoletto «Carlo Formichi: fra orientalismo e nazionalismo», in Contributi alla storia dell’orientalismo (Bologna 1985).

Benché sia uno studio modesto, le dieci pagine della Piretti hanno il pregio di aver colto questo importante aspetto del maestro del nostro studioso.

29
Ago

I doni di Mussolini a Vishvabharati: 500 libri e la docenza di Giuseppe Tucci

TagoreIl Duce, per intensificare l’opera di propaganda in India, nel 1925 non solo inviò Giuseppe Tucci e Carlo Formichi, il suo professore di sanscrito e mentore — anche se, in realtà, quest’ultimo fu invitato dal Nobel Tagore in persona (nella foto), a spese di Vishvabharati, ma inviò in dono 500 libri per la biblioteca dell’università, come gli aveva suggerito Formichi.

Il dono dei libri da parte del Duce fu commentato dalla stampa indiana con parole di unanime plauso. Tagore stesso ne parlava a ogni visitatore che veniva alla sua università. Del suo sentimento di gratitudine ne è prova il cablogramma che spedì a Mussolini e che fu riprodotto nel periodico The Modern Review:

Consentite che io vi esprima a nome di Visvabharati la nostra gratitudine per aver mandato a mezzo del Prof. Formichi il vostro cordiale riconoscimento del valore della civiltà indiana, per aver deputato il Prof. Tucci dell’Università di Roma ad istruire i nostri studenti nella storia e nella cultura italiana e a collaborare con noi in vari rami dell’orientalismo, ed anche per il generoso dono di libri a nome vostro, che sta a dimostrare uno spirito di magnanimità degno delle tradizioni del vostro grande paese. Vi assicuro che una siffatta espressione di simpatia che mi viene da Voi quale rappresentante del popolo italiano, aprirà, per gli scambi culturali fra il vostro paese e il nostro, un canale di comunicazione il quale racchiude in sè ogni possibilità di sboccare in un avvenimento di grande importanza storica.

08
Lug

Giuseppe Tucci incontra Gandhi a casa di Tagore

GandhiGli anni in cui fu fondata e si sviluppò Viśvabhāratī, l’università di Tagore in cui Tucci nel 1925-26 insegnò per un anno accademico Lingua e cultura italiana, coincidono con l’epoca delle lotte di Gandhi per l’indipendenza dell’India. Come sappiamo, lasciò l’università perché Tagore, che era stato invitato due volte in Italia, prima accettò l’ospitalità di Mussolini e poi la rinnegò, dicendo di essere stato raggirato.

Eppure Gandhi, così come Tucci, chiamò sempre Tagore gurudev, letteralmente «maestro-dio», l’appellativo con il quale tradizionalmente ci si rivolge al proprio venerato guru. Tucci fu affascinato dalla personalità di Gandhi e dalla sua lotta non violenta.

Ma lasciamo parlare Tucci, che nella conferenza tenuta in Campidoglio il 13 maggio 1969 per il centenario della nascita di Gandhi, offre un efficace ritratto di Tagore e del Mahatma. La conferenza fu pubblicata a Roma nel 1998 con il titolo Nel Centenario della nascita di Gandhi. Testo italiano e traduzione inglese e Tucci ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo, che inizia con un confronto fra Gandhi, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo:

L’ho incontrato due volte: una volta da Rabindranath Tagore. Due uomini del tutto diversi. Tagore poeta, aristocratico, direi ieratico, trascorreva la vita con ogni conforto nell’eremo di Shantiniketan ed in quella pace travasava nella propria lirica la tradizione mistica dell’India, sospettoso del prossimo avvento della tecnica – ricordate il suo dramma Gli oleandri rossi – spirito sommamente svelto e sottile.

Gandhi, a vederlo, insignificante, vestito di una pezza di cotone tessuta da lui medesimo, le gambe ed il torso nudi, occhialuto e calvo, sgraziato nelle mosse, di scarsa se non addirittura nulla sensibilità artistica: aveva letto poco e disordinatamente. Furono entrambi in quel tempo gli uomini più rappresentativi dell’India, ma così diversi che non mi sembrò che si comprendessero. Tagore restò superficialmente interessato ai mutamenti sociali e politici. Gandhi [...] lottò per rinnovare la società indiana e per infondere un contenuto più umano all’Induismo, senza esser mai tocco da quell’orgoglio o vanità che si insinuano subdoli o nascosti, voluti o subìti in chi si trova a contatto con quel mondo di sconosciuti che è la folla: non ascoltò mai la tentazione della potenza alle spese di ciò che di più prezioso aveva nel cuore: intendo dire il diamante della sua sincerità combattiva.

31
Gen

Giuseppe Tucci, le sue mogli e la bellezza delle donne

Indian woman in sariIl nostro Tucci si sposò tre volte. Il 19 aprile 1920, per volere del padre, sposò a Spoleto Rosa De Benedetti, senza averla mai conosciuta prima. Nello stesso anno sembra che imparò il tibetano, di cui venne ben presto uno dei massimi esperti del mondo.

Nel novembre del 1925, però, sbarcò a Bombay, ora Mumbay, insieme alla sua nuova fiamma, Giulia Nuvoloni, e da lì intraprese il viaggio per Vishvabharati e Shantiniketan, la «dimora della pace» nel Bengala occidentale, dove stava l’ashram e la scuola internazionale di Tagore.

Probabilmente da verso la metà degli anni Quaranta lo vediamo con l’ultima e più amata donna, Francesca Bonardi, che poté sposare molti anni dopo. Di lei disse che mentre dalle altre era stato sposato, lei era l’unica che lui aveva sposato.

Fosco Maraini, però, disse che Tucci, che era un grande amante della bellezza in tutte le sue forme, apprezzava molto da vicino quella delle donne indiane

30
Gen

Gandhi con gli occhi di Tucci il 30 gennaio 2008, nel centenario della sua morte

GandhiPrecisamente 60 anni fa, il 30 gennaio 1948, Gandhi è stato ucciso da un fanatico induista.

Questo è il commovente video di La Repubblica, che ha realizzato una trasmissione intitolata Gandhi: cosa resta del mito.

Tucci fu affascinato sia da Tagore e le sue idee universalistiche, sia da Gandhi e dalla sua lotta. Dopo aver parlato di quest’ultimo nel 1940 come fautore della rinascita morale dell’India e averne scritto nel 1953-1954, ne pennellò a meraviglia la personalità forte e appassionatamente sincera in questo discorso celebrativo tenuto in Campidoglio il 13 maggio 1969, nel centenario della nascita di Gandhi. Fu pubblicato nel 1998 col titolo Nel centenario della nascita di Gandhi e si apre con un confronto fra il Mahatma, che conobbe a casa di Tagore, e quest’ultimo:

L’ho incontrato due volte: una volta da Rabindranath Tagore. Due uomini del tutto diversi. Tagore poeta, aristocratico, direi ieratico, trascorreva la vita con ogni conforto nell’eremo di Shantiniketan ed in quella pace travasava nella propria lirica la tradizione mistica dell’India, sospettoso del prossimo avvento della tecnica – ricordate il suo dramma Gli oleandri rossi – spirito sommamente svelto e sottile.
Gandhi, a vederlo, insignificante, vestito di una pezza di cotone tessuta da lui medesimo, le gambe ed il torso nudi, occhialuto e calvo, sgraziato nelle mosse, di scarsa se non addirittura nulla sensibilità artistica: aveva letto poco e disordinatamente. Furono entrambi in quel tempo gli uomini più rappresentativi dell’India, ma così diversi che non mi sembrò che si comprendessero. Tagore restò superficialmente interessato ai mutamenti sociali e politici. Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, abituatosi a considerare come nulle le cose vaghe, turbato dalla povertà che d’ogni parte straripava e rispettoso ma non succubo di pregiudizi antichi, dopo aver ben ponderato se poteva ciò che voleva, lottò per rinnovare la società indiana e per infondere un contenuto più umano all’Induismo, senza esser mai tocco da quell’orgoglio o vanità che si insinuano subdoli o nascosti, voluti o subìti in chi si trova a contatto con quel mondo di sconosciuti che è la folla: non ascoltò mai la tentazione della potenza alle spese di ciò che di più prezioso aveva nel cuore: intendo dire il diamante della sua sincerità combattiva.

02
Ott

Il capitano di fanteria Giuseppe Tucci inizia una favolosa carriera

MAEGiuseppe Tucci prese parte alla prima guerra mondiale. Già Capitano di fanteria di complemento in congedo con servizio nei reparti combattenti in territorio dichiarato in stato di guerra dal 1° novembre 1916 al 4 o 5 novembre 1918, fu nominato Segretario – una carica amministrativa, non politica – presso la Biblioteca della Camera dei Deputati il 1° gennaio 1921, quasi due anni dopo la creazione dei Fasci di Combattimento e quasi due anni prima della Marcia su Roma. Percepiva lo stipendio annuo di L. 6600, equivalenti, secondo i coefficienti pubblicati nel 2005 dall’Istituto Nazionale di Statistica, a L. 10.148.866,86 del 2004.

Ufficialmente, svolse questa mansione fino al 1° novembre 1930. Non ci sono documenti, almeno fra quelli del Consiglio dei Ministri, che ci dicano se Tucci fosse stato assunto dopo aver vinto un concorso, oppure per assegnazione, per raccomandazione o altro. Certo è che un lavoro così legato all’ambiente politico, anche se modesto, comportava – allora come adesso – notevoli entrature e appoggi influenti.

Nell’anno scolastico 1919-1920, dal 1° ottobre 1919 al 15 giugno 1920, Tucci aveva insegnato Materie letterarie in qualità di supplente al liceo-ginnasio “F. Stabili” di Ascoli Piceno, divenuto poi liceo classico, per 19 ore settimanali, comprese le due sessioni di esami. Insegnò anche l’anno seguente, fino al 5 gennaio 1921, nello stesso liceo e con lo stesso numero di ore.

In pochi anni, però, grazie alla sua smodata ambizione e alle sue doti non comuni, Tucci seppe farsi largo. In un decreto firmato dall’on. Giovanni Giurati, che venne eletto presidente della Camera dei Deputati nel 1929, Tucci, che era docente alla R. Università di Roma, veniva collocato fuori ruolo dal 1° gennaio 1927 e comandato senza limiti di tempo presso il Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale delle Scuole Italiane all’Estero. Abbiamo visto infatti che si trovava già a Shantiniketan, seguendo l’indicazione e l’invito di Formichi, che dal novembre 1925 era in India e lo aveva proposto al nostro Governo per ricambiare l’ospitalità che gli aveva offerto Tagore. Nel 1927, quando Tucci fu ufficialmente assegnato all’estero dal Ministero, viveva in India già da quasi due anni.

(foto del Ministero degli Affari Esteri)

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L’autore

Enrica Garzilli Enrica Garzilli è specialista dell’Asia moderna e dell’Oriente, si è laureata in sanscrito alla Scuola Orientale di Roma con i più amati allievi di Giuseppe Tucci, ha continuato gli studi sull'Asia moderna a Delhi e ad Harvard, e lavorato in università prestigiose in Italia e all’estero. Collabora regolarmente con quotidiani, periodici, televisioni e radio. Leggi la biografia completa.

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